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Una lingua comune per il mondo IP: lo standard ONVIF

15/03/2016

di Andrea Scaggiante, R&D Manager di Bettini 

L’utilizzo di dispositivi interconnessi in rete offre importanti possibilità di realizzazioni tecnologiche in diversi campi. L’Internet of Things – IoT – è già di fatto una realtà che si prevede possa acquistare sempre più importanza nella nostra quotidianità e nelle applicazioni più disparate, compresa quella della videosorveglianza. La possibilità dei sistemi di interagire tra loro, scambiando informazioni da correlare per ottenerne elaborazioni complesse, permette infatti e permetterà sempre più di aumentare le potenzialità dei sistemi presi singolarmente.

Un prerequisito ovvio, ma al tempo stesso non scontato, è dato dalla necessità di avere un linguaggio comune ai diversi apparati, in grado di farli colloquiare in rete. La difficoltà nasce chiaramente dalla grande quantità di ambiti operativi, spesso vicini tra loro, parzialmente sovrapposti ma distinti, ambiti che a loro volta corrispondono ad un numero enorme sia di produttori, sia di tipologie di pro- dotti: riuscire a realizzare uno standard di comunicazione comune è quindi molto complesso per la necessità di co- ordinamento di tutti gli stakeholder. Storicamente, diversi standard in ambito industriale sono stati inventati da un singolo produttore che ha poi raggiunto una presenza tale sul mercato da imporre di fatto ai concorrenti di adeguarsi e supportare il medesimo protocollo.

Esistono poi da tempo enti preposti alla definizione di standard comuni, in particolare vale la pena di ricordare l’International Electrotechnical Commission (IEC), che è proprio un’organizzazione internazionale per la definizione di standard nel campo dell’electrotechnology. Chiaramente il campo d’azione dell’IEC è enorme; nel mondo della sicurezza fisica l’attività di IEC è essenzialmente portata avanti da ONVIF. L’Open Network Video Interface Forum (questo il significato dell’acronimo) è infatti una organizzazione non-profit nata con lo scopo di favorire la effettiva interoperabilità tra i diversi dispositivi di sicurezza fisica attraverso il protocollo di comunicazione IP. A testimonianza di quanto si diceva sulla vicinanza di diversi ambiti operativi, ONVIF ha poi esteso il suo impegno anche alla interazione dei dispositivi di controllo accesso.

Obiettivi e vantaggi

ONVIF fu fondata nel 2008 da tre multinazionali della sicurezza e conta ormai più di 500 membri, compresa la società Bettini. L’obiettivo che ONVIF si propone con il protocollo omonimo è di facilitare gli attori coinvolti – system integrator, installatori, end user – a realizzare installazioni per la sicurezza fisica, di videosorveglianza in particolare. La possibilità di integrare prodotti di diversi fornitori nella stessa soluzione attraverso l’uso di uno standard aperto diventa utile in diverse situazioni. Ad esempio vi è spesso l’esigenza di aggiungere nuovi dispositivi (ad esempio per incrementare il numero di tele- camere o per sostituirne alcune con altre più moderne, magari con PTZ, WDR o una maggior risoluzione) ad impianti già esistenti. In ogni caso, anche in reti sviluppate from scratch, la possibilità di scegliere tra i dispositivi di tutti i player presenti sul mercato permette ai tecnici una maggior flessibilità progettuale, per ottenere soluzioni più aderenti alle reali necessità del committente.

Quattro vantaggi sono esplicitamente evidenziati dall’organizzazione:

  • Interoperability – come descritto, i prodotti di diversi produttori possono essere utilizzati nello stesso sistema perché parlano “la stessa lingua”;
  • Flexibility – utenti finali e integratori non sono legati a soluzioni proprietarie, con la possibilità di poter effettuare scelte tecnologiche non limitate ad un unico vendor;
  • Future-proof – indipendentemente dalle sorti delle compagnie produttrici, la presenza di uno standard garantisce la possibilità di avere sempre delle soluzioni tecniche dal mercato;
  • Quality – se un prodotto è conforme ad un dato standard, il mercato sa cosa può aspettarsi da quel prodotto.

Sicuramente lo standard ha ancora dei limiti nel raggiungere completamente gli obiettivi che ONVIF si è data. Le ragioni sono le più diverse. Sia gli obiettivi – completa interoperabilità – sia la modalità per raggiungerli – non imposizione di uno standard de facto ma sviluppo da zero di un protocollo condiviso – sono particolarmente sfidanti. La scelta, anch’essa tanto encomiabile quanto impegnativa, di coinvolgere tutti i produttori disponibili a dare un contributo probabilmente rende un po’ più lunghi i tempi di rilascio delle specifiche.

Lo stesso approccio challenging è stato scelto per il “framework implementativo” del protocollo (che si basa su Web server SOAP) e per lo spettro delle funzioni supportate, richiedendo quindi un certo impegno di sviluppo per i vari produttori. A loro volta le aziende rallentano il processo, in parte difendendo comunque delle “barriere di entrata” (ad es. favorendo l’utilizzo dell’SDK proprietario rendendo ostica l’attiva- zione del protocollo ONVIF), in parte – in particolare aziende non membro dell’organizzazione – diffondendo come ONVIF compliant prodotti che in realtà non lo sono (ONVIF sta effettuando una campagna proprio per combattere la diffusione di questi prodotti che peggiorano l’immagine dello standard).

Se da una parte queste difficoltà sono reali, dall’altra ONVIF ha già enormemente semplificato l’attività di sviluppo e integrazione dei sistemi connessi in rete. BETTINI, nella implementazione della gestione delle telecamere IP, ha scelto da subito di implementare il protocollo ONVIF, risolvendo di volta in volta le inevitabili difficoltà di integrazione che si sono comunque nel tempo ridotte, garantendo – grazie anche alla introduzione del profilo S – una ottima integrazione con i dispositivi compatibili sul mercato.


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