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Tutto quello che volevate sapere sulle Protezioni Perimetrali

20/10/2010

di Mirco Moscato

Le protezioni perimetrali segnalano la presenza dell'intruso assai tempestivamente, quando cioè ancora non c'è stata completa intrusione, o quando, pur essendosi essa verificata, l'intruso non ha ancora avuto il tempo di compiere alcuna azione dannosa. Per questo le protezioni perimetrali esterne sono state, da sempre, il primo e più importante baluardo nei sistemi di protezione dei siti ad alto od altissimo rischio. I rivelatori per applicazioni di così alto livello devono possedere queste caratteristiche: elevatissima capacità di rivelazione; riduzione a livelli infinitesimali dei falsi allarmi; altissimo grado di insabotabilità; capacità di mantenere le prestazioni nel tempo e nelle più disparate ed avverse condizioni ambientali; capacità di trasporto delle informazioni in modo affidabile e sicuro a grandi distanze ed in ambiente ostile e facilmente accessibile; possibilità di essere manutenuti in modo accurato e facile senza dover accedere fisicamente ad essi. Ma non tutti i prodotti offrono queste caratteristiche, soprattutto quelli destinati al mercato "civile". Facciamo un po' di chiarezza.

Poiché gli investimenti in ricerca sono grandi, ma i numeri sono sempre stati quelli di un mercato di nicchia, non molte aziende hanno profuso grandi energie per degli sviluppi seri in questo segmento. I primi sviluppi, a volte assai ingegnosi, furono fatti per ricaduta di tecnologie di altri settori, quali quelli delle telecomunicazioni o dei sistemi d'arma. Gli apparati che nacquero, rigorosamente di tipo "analogico", soffrivano spesso dell'ancora insufficiente knowhow applicativo. Inoltre l'utilizzo di componenti nati per altre applicazioni era spesso inadeguato, sia in termini tecnici che economici. Ben presto, però, le più capaci tra queste aziende acquisirono non solo il know-how applicativo necessario per svariati tipi di rivelatori, ma progettarono esse stesse nuovi componenti adeguati all'impiego specifico nei diversi tipi di rivelatori per protezioni perimetrali esterne. Nel tempo l'acquisizione di know-how applicativo e le accresciute esigenze dell'utenza hanno portato, da una parte, all'abbandono di alcune tecnologie, e dall'altra a sempre maggiori affinamenti di tecnologie che, alla prova dei fatti, si sono dimostrate più adeguate a coprire la varietà di esigenze, sia tecniche e prestazionali sia commerciali, che i diversi mercati hanno espresso nel tempo.

Attenti alle facili equazioni

Si è però generata una certa confusione, che spesso crea aspettative di prestazione o di costo inconciliabili. Assistiamo così – talvolta anche da parte di certi "esperti" - a comparazioni di prodotti che tra loro hanno in comune solo il nome di "Rivelatori per Protezioni Esterne". L'attrattiva che esercita il segmento applicativo "civile" per questa tipologia di rivelatori, quella cioè di passare da una nicchia ai grandi numeri, induce spesso a semplificazioni eccessive che portano a creare prodotti che, per tecnologia adottata e per economicità da conseguire, divengono semplici dispositivi di preallarme. In alcuni casi la semplificazione è tale che, più che rivelatori di sicurezza, sono catalogabili come dispositivi per l'accensione automatica dell'illuminazione, e se i falsi allarmi sono eccessivi, il rimedio è quello di abbinare due tecnologie e produrre un'informazione di allarme solo quando entrambe le tecnologie sono concordi nel dichiararlo. Bello, ma cosa succede se una delle due tecnologie non è sempre funzionante a causa delle condizioni ambientali (caldo, nebbia o depositi di polvere che si accumula in breve tempo)? Non si avrebbero falsi allarmi, ma potrebbero mancare all'appello anche quelli veri. Per non parlare di alcune qualità richieste dal segmento "civile" che poco hanno a che fare con la vera sicurezza. Qualche esempio? La "Pet Immunity", ossia la capacità di non generare allarme quando un animale domestico sia lasciato libero di muoversi nella zona di protezione del rivelatore. Spesso questa prestazione viene garantita combinando in un unico rivelatore due rivelatori, uno dei quali osserva solo la parte bassa della zona da proteggere e l'altro solo quella alta. Un rivelatore dotato di questa caratteristica, così realizzata, offrirà ben poca sicurezza. Nulla poi abbiamo detto circa la vulnerabilità di questi rivelatori, la cui tecnologia può essere facilmente ingannata da un intruso poco più che principiante. Quando si parla di sicurezza, occorre prevedere l'utilizzo non di semplici "dispositivi elettronici" che funzionano solo in condizioni ideali. L'intruso non è sempre uno sprovveduto; spesso conosce alla perfezione i limiti dei rivelatori installati, quindi la loro "probabilità di detezione"e il loro grado di ineludibilità ed inviolabilità. In particolare i rivelatori per esterno debbono possedere gradi di ineludibilità ed inviolabilità estremamente elevati, a prescindere dal fatto che l'applicazione sia destinata al mercato "civile", industriale, logistico o militare. Le tecnologie che offrono maggiori garanzie per realizzare buoni od ottimi rivelatori per protezioni perimetrali esterne sono quelle attive, dove i rivelatori analizzano l'energia che essi stessi producono. I rivelatori passivi, al contrario, analizzano le variazioni di energia captate dal campo protetto o indotte dall'intruso, quindi molto meno definite. Se nulla viene captato, il rivelatore potrebbe semplicemente essere stato "accecato". La parola magica "Digitale", poi, nulla può contro le limitazioni naturali che la fisica impone, così come nulla può fare per migliorare un cattivo rivelatore. L'adozione di microcontrollori nella realizzazione dei rivelatori, consente di semplificare notevolmente i circuiti di elaborazione, che così diventano più compatti e stabili, ma non migliora sostanzialmente né la probabilità di detezione né la probabilità di falso allarme, giacché queste restano legate alla "filosofia di analisi" che, quantunque realizzata con mezzi più moderni e stabili, rimane la stessa. Pertanto, la maggiore innovazione che si riscontra è quella di alcun rivelatori che, ormai da anni, adottano un'analisi basata su regole di "Logica Fuzzy". Tale approccio consente di migliorare la probabilità di detezione di un rivelatore e nel contempo di ridurre drasticamente la probabilità di generare falsi allarmi, grazie all'utilizzo completo delle informazioni che il rivelatore percepisce ed al conseguente adattamento alle diverse modalità di intrusione.

Il video del perimetrale

Una crescente richiesta di rivelatori per protezioni perimetrali per esterno di qualità deriva dal forte sviluppo di sistemi di sorveglianza video. Questi sistemi, pur adottando efficientissimi algoritmi di compressione, richiedono larghezze di banda consistenti e, specialmente per impianti di maggior dimensione, ragguardevoli capacità di memoria dei video registratori. Per occupare il minimo di banda e di memoria conservando tuttavia la qualità delle immagini, occorre limitare la quantità di informazioni da trasportare e memorizzare. Le modalità sono diverse, ad esempio attivare il trasporto e la memorizzazione solo quando le immagini siano ritenute significative, ossia relative al movimento di un intruso. Questi metodi di "motion detection" sono però soggetti a diversi inconvenienti causati dal fatto (ineluttabile) che le condizioni di illuminazione e di visibilità all'esterno sono estremamente variabili, pertanto la probabilità di falso allarme che si genera è ancora troppo elevata per conseguire lo scopo prefissato. Negli impianti più grandi e complessi, laddove è prevista anche la vigilanza diretta da parte di uno o più operatori, si aggiunge il fatto che gli operatori non possono essere investiti da un flusso di immagini troppo elevato, pena la confusione e la totale inefficacia dell'intero sistema. È pertanto necessario abbinare a questi sistemi di videosorveglianza dei rivelatori per esterno dotati di elevatissima probabilità di detezione e bassissima probabilità di falso allarme, in tutte le condizioni ambientali riscontrabili. Un'altra caratteristica che i sistemi di videosorveglianza richiedono è quella di localizzare, con una buona precisione, il punto dove è avvenuta l'intrusione. Questa prestazione, assai utile per ottimizzare la quantità di telecamere installate ed indirizzarle a focalizzare il punto di intrusione, è uno dei più promettenti sviluppi tecnologici che i rivelatori per protezioni perimetrali per esterno stanno affrontando e presto vedremo importanti risultati in tal senso.


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