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USA: dall'home automation ai big data passando per il cloud

17/06/2015

di Elvy Pianca

Anche se i mercati emergenti sono altri, non si può mai prescindere dalla realtà statunitense. Secondo il fondo M&G Global Macro Bond, il rally del dollaro e la relativa forza dell’economia degli Stati Uniti, in controtendenza rispetto a quella europea o giapponese, unite all’alleggerimento dell’austerity e ai maggiori investimenti delle aziende (ed annessa ripresa dell’occupazione), sostengono un’ulteriore spinta alla crescita Usa. Nel nostro comparto, sono molte le aziende al top della classifica mondiale che hanno sede o base Oltreoceano: una per tutti, la Honeywell Security, che nel 2014 è stata medaglia d’oro nel Top Security 50, hit parade stilata annualmente dalla nostra rivista ammiraglia a&s International. Ecco perché in questo numero analizziamo dati e tendenze dei vari mercati verticali che afferiscono alla sicurezza negli Stati Uniti.

Secondo un recente report preparato da ASIS International e l’Institute of Finance and Management (IOFM), la spesa del settore privato della sicurezza in USA è balzata dai 282 miliardi di dollari del 2012 ai 314 dello scorso anno e ci si aspetta che, nel 2015, arrivi a 377 miliardi. Il mercato, nel giro degli ultimi anni, è però radicalmente cambiato, dalle soluzioni di sicurezza convenzionali a quelle basate sull’ICT, come la videosorveglianza, le tecnologie biometriche, l’RFID, per limitarsi solo ad alcuni esempi. Se al momento la fetta di mercato più importante negli Stati Uniti è rappresentata dalla lotta al terrorismo, quindi, dalla protezione di tutte le infrastrutture più o meno critiche, ci sono comunque anche altri segmenti che meritano attenzione.

Home automation

Uno dei settori più dinamici è quello dell’home automation. Secondo la Trasparency Market Research, gli USA sono, dal punto di vista geografico (complice anche la grande estensione) il più grande “serbatoio” per l’home automation. L’intero Nord America (comprensivo di Stati Uniti e Canada) è aumentato, nel 2012, del 40% per percentuale di fatturato e si può prevedere che rimarrà il mercato più grande per lo meno fino al 2019. Scendendo più nel dettaglio, ed esaminando una ricerca di Parks Associates, già alla fine del 2014 il 4% dei proprietari di case in USA avevano un controller intelligente e, per la fine di quest’anno, la percentuale è prevista aumentare del 2%.

 Ma quali sono stati i motivi, economici e tecnologici, che hanno determinato questo trend in continuo incremento? Fino a non molti anni fa, l’home automation, negli Stati Uniti come nel resto del mondo, era “roba da ricchi”, sia dal punto di vista ideologico, sia per ragioni prettamente economiche. Oggi però gli scenari sono radicalmente cambiati: l’abbassamento generale dei prezzi dei dispositivi e la facilità di installazione e di diffusione di protocolli sempre più aperti e interoperabili consentono infatti all’home automation di diventare sempre più “massivo”. E negli Stati Uniti c’è stato un altro aspetto che, nel corso degli anni, è diventato determinante nche per l'home automation: il bricolage.

DIY, la mania americana

Il fai-da-te, che Oltreoceano si definisce con l'acronimo DIY, Do It Yourself, è un volano crescente nel settore dell’home automation: non è dunque un caso che le principali aziende produttrici o distributrici di dispositivi per automazione organizzino dei veri corsi per principianti, volti a consentire a tutti, anche alla casalinga o all’agente di borsa, di installare un sistema di controllo della casa. I prodotti DIY devono però avere alcune caratteristiche imprescindibili: costare poco, interagire in toto con il sistema casa, possibilmente anche con quello preesistente, avere delle app di controllo intuitive e semplici da installare e, meglio ancora, consentire delle interfacce utente il più personalizzate possibili. La vera “killer application”, quindi, è stata la diffusione della banda larga e degli smartphone, che, con le loro app che rispondono alla prerogativa di easy to use e consentono veramente a tutti di gestire il controllo di una casa. Non dev'essere un caso che Apple – e non solo - stia investendo moltissimo nello sviluppo e nel perfezionamento delle sue app per i vari dispositivi mobili.

 

Oggi, secondo fonti CABA (Continental Automated Buildings Association), che raggruppa le principale aziende che si occupano di automazione per edifici, il DIY costituisce il 60% del mercato dell’home automation, con solo il 40% riservato agli installatori di professione. Un anotizia che forse potrebbe far sobbalzare qualche nostro lettore, ma che invece può essere letta su diversi livelli. E' a causa di questo mercato fai-da-te, ad esempio, che negli Stati Uniti l’offerta si è diversificata e va dalle soluzioni più semplici (quelle che, ad esempio, si limitano a gestire il controllo accessi, l’HVAC, l’illuminazione e l’impianto di irrigazione - altro must della realtà americana), a quelle più complesse, con controller e software che dovrebbero provvedere anche alla riduzione dei consumi. Altra caratteristica dei sistemi DIY è di essere espandibili al massimo: ad esempio, è possibile inserire un nuovo controllo per il televisore o il computer se si vuole che i bambini non vi accedano a determinati orari, oppure una videocamera per controllare quello che succede in casa. E poi c’è il wireless. Se i dispositivi da installare sono anche senza fili, la facilità raddoppia. Oggi, peraltro, i protocolli wireless sono diventati molto più affidabili e possono così garantire una buona “banda” e, quindi, una comunicazione agevole.

Cloud e storage

Un’altra prerogativa della soluzione del mercato USA, che si sta iniziando a diffondere anche da noi, seppur gradatamente, è portare tutta l’attività di “stoccaggio”, ma anche di gestione, sul cloud, in modo da consentire un abbattimento ulteriore dei costi dell’hardware. Ovviamente, i servizi sulla nuvola devono essere sicuri ed affidabili: è pertanto indispensabile prevedere una connessione sempre attiva e in tempo reale con risposte ultrarapide. Il vantaggio di questa opzione è che i provider possono sempre aiutare il cliente finale, qualora ci fossero dei problemi di gestione.

Big Data

Un altro settore molto in voga è quello dei big data o, in altre parole, la gestione e, soprattutto, l’archiviazione della quantità industriale di informazioni di cui siamo circondati e che, nel settore della sicurezza, in alcuni casi è anche un obbligo di legge: basta pensare ai video (di solito molto pesanti e che tuttavia devono essere conservati per un certo tempo). Ebbene, se in Italia si parla spesso di diritto all’oblio (il diritto, dopo un certo tempo, di essere cancellati da determinati database) e di tutela della privacy, negli Stati Uniti le forze dell’ordine intrecciano tutti i dati in loro possesso, non solo con quelli dei colleghi di tutto il mondo, ma con ogni tipo di informazione che gira su Internet, da qualsiasi fonte essa provenga. Davvero grandi dati, dunque, e che potrebbero essere di utilità davvero più che “social”, se si riuscisse a ottemperare a quello che viene definito pre-event management. Non una cosa futuribile e ipotetica, ma una gestione della prevenzione che potrebbe dare risultati eccellenti nel caso di attentati terroristici come di disastri naturali.

Per il pre-event management sono però indispensabili alcune prerogative: una connessione alla rete stabile e sicura; il cosiddetto intelligent video (che cioè non solo registra, ma cataloga le immagini raccolte) e il cloud, fondamentale per gestire una quantità grande di dati....purché ovviamente sia sicuro. Oltreoceano si inizia a parlare, e a mettere in pratica, non solo le più avanzate tecnologie biometriche, ma anche l’attribute based encryption, un nuovo sistema crittografico in cui le cifre non vengono associate, per l’identificazione, a un singolo dato, ma ad un insieme di attributi che determinano anche i vari livelli, le cosiddette chiavi di accesso, e che, secondo gli esperti, dovrebbe essere veramente impenetrabile.


Insomma, dalle piccole case ai grandi dati, passando per le nuvole, in USA c’è davvero un mondo di opportunità da cogliere (letteralmente!) al volo.

 


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