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Standard, occhio all’etimo

20/11/2010

di Alberto Patella - Membro del gruppo di lavoro che in seno a CENELEC cerca di redigere uno standard nel settore Security Video IP

Alla fine dell'XI secolo la parola "standard" indicava lo stendardo, ossia un simbolo deputato a rappresentare più persone portatrici di valori e interessi affini. Anche la sicurezza video IP ha i suoi vessilli, ma gli stendardi che sventolano cominciano ad essere un po' troppi, e di matrici diverse. Mettere d'accordo tutti diventa sempre più difficile. Chi prevarrà?

A volte basterebbe soffermarsi di più sull'etimologia dei termini. Pensiamo alla parola standard. Un termine nel quale mi imbatto spesso, essendo membro del gruppo di lavoro che nel CENELEC cerca di redigere uno standard nel settore Security Video IP. Si iniziò ad usare la parola standard già nel 1100 per indicare uno stendardo, una effigie, un vessillo. Bene, di norma chi si fa rappresentare da un simbolo tende a portare avanti delle idee comuni ad un gruppo più folto di persone che si identificano nello stesso stendardo. Nella sicurezza video IP, però, non è così. Cominciano infatti a sventolare un po' troppe bandiere e mettere d'accordo tutti non è facile, come non è facile rispondere alle richieste, sempre più incalzanti, di progettisti o ingegneri. Una domanda classica? "Come posso stendere un progetto se non indico delle linee guida emanate da un ente certificatore?" Non è un problema da poco, ma poiché i tempi di gestazione ufficiale degli standard sono lunghi e le procedure farraginose, spesso i progettisti si trovano a dover tamponare la situazione stendendo capitolati che prevedono dei requisiti non di rado impossibili da realizzare (vedi la richiesta di aperture di compatibilità software a 360°, magari con deposito dei file sorgenti dei videoregistratori). Ma la pressione dettata dall'incalzante richiesta del mercato, sommata alla continua nascita di nuovi brand, ha prodotto un'accelerazione nel processo di emanazione delle normative che presto porterà frutto.

Questione di pesi

Presto sarà emanata la EN 50132/1, che verrà recepita dal CEI e sarà finalmente disponibile per i progettisti. Parallelamente, i consorzi industriali ONVIF e PSIA continuano nella loro lotta per acquisire sempre più affiliazioni tra i produttori di periferiche IP e per spostare i pesi verso l'uno o l'altro standard. La situazione attuale richiama alla mente una situazione analoga che si è verificata anni fa e che certamente qualcuno ricorderà. Mi riferisco alla guerra tra lo standard video VHS (JVC) e il Betamax (Sony). Là, nonostante l'indiscussa qualità del Betamax, la spuntò lo standard JVC. Sony a quel tempo fece un errore che non ripeté più: lasciò che nel VHS fossero disponibili quantità di materiale audiovisivo molto superiori rispetto al Betamax. Perché questa digressione? Perché sotto la bandiera di ONVIF ritroviamo oggi nuovamente Sony, che insieme a Axis e Bosch ha creato le direttive di standardizzazione che, a mio avviso, prenderanno il sopravvento, visto che in tantissimi hanno già aderito a questo standard. A mio avviso nell'immediato non uscirà un terzo o quarto standard di matrice cinese o russa, e in ogni caso questo non cambierebbe lo stato delle cose perché il problema resterebbe lo stesso: l'aderenza ad uno standard non significa garanzia di qualità. Quindi i progettisti continueranno a non poter dettagliare la qualità dei prodotti prescelti semplicemente citandone la conformità ad uno standard. I vantaggi saranno altri, ma non una garanzia di qualità.


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