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SLO = Security Liaison Officer oppure = Security Lost Opportunity?

03/11/2014

di Ilaria Garaffoni

SLO sta per Security Liaison Officer oppure per Security Lost Opportunity? Starà all’Europa, cui ormai l’Italia ha passato il testimone, scegliere se rendere questa nuova figura una vera opportunità per chi gestisce Infrastrutture Critiche o se finirà in un buco nell’acqua. Certo è che, di fronte ad una direttiva europea (la 114 del 2008) che conia la professione del Security Liaison Officer lasciando in bianco essenzialmente tutto ciò che la riguarda (formazione, competenze, responsabilità), il concetto di SLO potrebbe trasformarsi in burletta. Oppure in opportunità per i paesi membri, che sono stati chiamati a dire la loro in un programma che ha visto l’Italia in posizione di spicco. Il progetto SLO ha infatti attivato una vasta raccolta di informazioni tramite questionari e una serie di Caffè Workshop, che hanno visto ASIS e Università Campus Bio-medico impegnati molto attivamente.

La sintesi di questi sforzi è stata presentata nella nuova aula dei gruppi parlamentari della Camera dei Deputati a Roma. Una location d’eccellenza in linea con l’eccellenza dei contributi portati alla tavola rotonda, che ha visto alternarsi al podio figure di spicco della divisione security di ENAV, ENI, Ferrovie dello Stato e della stessa Camera dei Deputati. Tutte infrastrutture senza dubbio critiche e che appoggiano l’idea di SLO purché si ponga l’accento sulla questione delle responsabilità. Perché è lì che si inciampa quando si scatena una crisi. E allora che responsabilità avrà questo Security Liaison Officer?

SLO - work in progress

Premesso che l’unico driver normativo lo ha ad oggi posto la Romania - con un ovvio approccio dirigistico - il punto di caduta finale è risultato essere questo: lo SLO deve operare da trait d’union tra l’infrastruttura critica (pubblica o privata) e le diverse istituzioni di riferimento. Deve quindi vantare una profonda conoscenza dell’infrastruttura (da cui la generale propensione a ritenerlo nominabile tra le figure interne), un livello culturale accademico (anche se non obbligatoriamente di matrice militare) e un aggiornamento continuo. Deve essere in grado di interloquire con i vertici dell’infrastruttura critica e con i livelli più alti delle istituzioni tutorie: per lo SLO si ipotizza dunque un ruolo più strategico e previsionale che strettamente operativo.

Secondo la maggioranza degli intervistati, lo SLO non coincide dunque con il CSO, ma deve vantare una posizione apicale all’interno del Dipartimento di Sicurezza o dello stesso Consiglio di Amministrazione. Tuttavia lo SLO dovrà essere in stretta connessione con tutti i dipartimenti dell’organizzazione per la quale opera: da quelli strettamente operativi fi no al senior management board. Questa nuova figura dovrà quindi possedere delle doti comunicative non indifferenti e soprattutto vantare delle relazioni di altissimo profilo. Relazioni che implicherebbero, come base metodologica operativa, la designazione di una figura analoga allo SLO - ma di matrice pubblica e amministrativa - per facilitare lo scambio di informazioni anche altamente riservate. Un altro orientamento che si evince dai questionari rilasciati è l’auspicata creazione di un profilo standard per la figura dello SLO, e l’introduzione di una normativa specifica e più cogente in materia.

Vediamo a questo punto cosa deciderà l’Europa. 


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