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Progettazione di un impianto antintrusione: consigli ultrapratici

13/10/2014

di Luciano Calafà

La norma CEI 79-3 è di supporto alla progettazione di un impianto di allarme e alla sua classificazione come livello di sicurezza: non si sostituisce né si sovrappone alla norma europea, ma affianca e integra la EN 50131.1, colmando un vuoto normativo. Ovviamente molti installatori professionali già si avvalgono delle indicazioni di questa norma e degli strumenti che essa offre per il “calcolo” del livello di prestazione e per l’analisi documentata del rischio. Tutto questo è essenziale, considerando l’obbligatorietà del progetto, per disporre di documentazione idonea a dimostrare coerenza fra le prestazioni stabilite e le esigenze di protezione valutate, soprattutto nel caso si verififi chi un evento di intrusione. Questo capitolo formativo, estremamente pratico, si rivolge però a quella moltitudine di microaziende di installazione che, spesso in maniera occasionale, si applicano a piccole installazioni, principalmente residenziali. Fra queste non manca ovviamente chi, con scrupolo, affronta la realizzazione di un impianto consapevole di fornire sicurezza, ma magari senza quel knowhow e quell’aggiornamento tecnico che derivano dalla stessa consuetudine ad operare nel settore. Per questi casi, dove anche la dimensione dell’impianto non impone un progetto formale, si offrono suggerimenti forse banali ma comunque imprescindibili.

Partiamoda alcune considerazioni concrete: 

  • per il sopralluogomunirsi di carta e penna, magari con un formulario preparato. Annotare le richieste, valutazioni e decisioni: aiuta a ripensare, riconsiderare e confrontare, potendo così solo migliorare la proposta;
  • ascoltarele richieste del cliente, ma restando consapevoli di essere Voi l’esperto di sicurezza: se quindi le richieste sono inappropriate è doveroso segnalarne i limiti, magari anche scrivendoli sul preventivo. Sempre a voi spetta chiedere qualche piccolo cambiamento di abitudini (è più sicuro un appartamento che di notte preveda tutte le protezioni attive, escludendo solo i volumetrici di camera e bagno, rispetto ad un appartamento che esclude tutti i rivelatori interni “perché il cliente di notte scende in cucina”, magari dal piano superiore!);
  • per valutare il rischio, la prima cosa da fare è analizzare il contesto abitativo (a che piano è l’appartamento? La villetta è isolata o c’è presenza di vicinato, strade e illuminazione?) Mettetevi nei panni del malintenzionato e studiate da che parte entrereste. Altro aspetto importante è capire come si muove il cliente nel contesto della sua abitazione/giardino: da che parte esce o da dove arriva, che passaggi utilizza, dove sosta o lavora abitualmente in casa e negli spazi esterni. Lasciamo a dopo i compromessi sulla fattibilità e sul costo e, nella primissima fase, facciamoci un quadro ideale dell’ambiente;
  • veniamo alle protezioni: i migliori impianti sono quelli che creano una cintura difensiva intorno all’abitazione e dentro l’abitazione. L’uso contemporaneo dei tre livelli di rivelazione (volumetrico interno, perimetrale ed esterno) offre non solo la massima protezione, ma la possibilità di distinguere allarmi impropri da vere intrusioni. I primi normalmente interessano un solo livello, mentre un’intrusione effettiva (salvo neutralizzazione del rivelatore) interessa in successione tutti i livelli. Ad esempio un allarme esterno, senza che siano coinvolti il livello perimetrale sull’apertura del serramento e il livello interno dei volumetrici, con tutta probabilità è dovuto a un animale di passaggio. Stessa cosa è l’allarme di un sensore interno senza altre segnalazioni. Condizione imprescindibile per questi risultati è ovviamente che ogni anello di protezione sia completo e chiuso, senza falle;
  • passiamo alle protezioni esterne: sono le più richieste dall’utente, ma anche le più difficili, quindi meritano una trattazione a parte. Evitate di farvi trascinare dal cliente in una soluzione che preveda la sola protezione esterna con argomentazioni tipo “gestione impianto più facile” o “libertà di movimento ovunque”. Le protezioni esterne devono spesso cercare il compromesso tra una buona capacità di rivelazione e immunità da falsi allarmi per animali, vegetazione, luce, incidente. Questo può portare a dei tipi di soluzioni che, con un po’ di conoscenza, sono superabili: considerate la possibilità di avvicinarvi ad un vano di ingresso, o entrare in un angolo morto o un balconcino semplicemente adagiandovi su uno skateboard!Personalmente considero efficaci le protezioni a bordo casa - siano esse barriere infrarosso o sensori a tenda: per il loro posizionamento sono immuni da attraversamento animali, consentono installazioni anche in ambienti con vegetazione purché non sia troppo vicina, in caso di allarme non lasciano dubbisulla posizione dell’intruso che o è esterno alla protezione, o ha già superato anche il perimetrale … con evidenti effetti. In genere consiglio sempre di fare in modo che la zona di copertura di un rivelatore in esterno possa finire contro una superficie solida: ad esempio è preferibile un sensore sulla colonna del porticato che termina il suo campo visivo contro il muro della casa che non dal muro verso l’esterno. In particolare, non si consideri la portata dichiarata come un dato fisico: qualsiasi tecnologia di sensore può variare in modo importante la propria portata in base a temperatura, umidità e altri fattori ambientali, così possiamo trovare situazioni di rilevamento oltre il perimetro di proprietà, ma anche incapacità di arrivare a coprire un passaggio a rischio;
  • come segnalare l’evento anomalo? La classica “rumorosa” sirena è sempre necessaria, benché taluni preferiscano gestirsi i propri allarmi. È vero che ormai siamo tutti disattenti a questi suoni, ma per l’intruso il suono della sirena è una dichiarazione di guerra: “ti abbiamo scoperto, allontanati subito”. La segnalazione telefonica è la seconda tradizionale operazione. Non trascuriamo le connessioni IP. Oramai molte centrali offrono questa performance e, checché se ne dica, questo è il futuro. A differenza del messaggio telefonico, per quanto dettagliato, l’IP offre la possibilità di vedere tutta la situazione dell’impianto, anche in maniera continua, di interagire rapidamente con esso e anche di prevenire spiacevoli eventi attivando su comando delle funzioni che possano simulare la presenza in casa. Per questa funzione sono da privilegiare i sistemi che realizzano la connessione tramite Server Cloud che facilitano e garantiscono la connessione e, in qualche caso, realizzano anche un controllo/supervisione sulla centrale stessa con invio di segnalazioni all’utente;
  • passiamo ai comandi. La scelta di una centrale IP offre immediata gestione dell’impianto con comandi di accensione e spegnimento, talvolta più facili che non dalla stessa centrale, tuttavia dobbiamo considerare chi non ha queste attitudini o semplicemente l’assoluta necessità di una modalità di comando locale. Qui comincia la diatriba “codice o chiave”. Il suggerimento è: tastiera per i comandi interni, così da evitare di trascinarsi per casa chiavi e altro, e chiave (sempre più di prossimità) per gli accessi esterni, evitando ritardi di ingresso per raggiungere la tastiera (che possono essere un punto debole dell’impianto) e anche di dover digitare codici sotto lo sguardo di estranei. Non temete di porre in vista la segnalazione di impianto acceso (può essere comodo averla anche sulla sirena): è un ottimo deterrente, purché l’impianto venga acceso e usato tutte le volte possibili;
  • e ora parliamo di videosorveglianza. Se il cliente ha risorse sufficienti per considerare anche questo impianto, allora valutiamo certamente la soluzione IP anche per la centrale. Alcuni costruttori propongono la videoverifica, che associa delle immagini all’evento di allarme. Partendo dal presupposto che ogni sistema di videosorveglianza dispone di una propria gestione da App, la differenza che definisce la videoverifica sta nel fatto che le immagini sono: inserite direttamentenel sistema di gestione della centrale(App); contestualizzatein termini temporali sull’evento di allarme;localizzatesul punto-ambiente dove si è verificata la rivelazione. Successivamente è comunque possibile passare all’applicazione specifica del VCR e spaziare in tempo reale (o quasi) su tutto il sistema e anche visionare i Play-Back (per chi è in grado). Dunque unavideoverificaseria presuppone immediatezza e facilità per l’utente, ma anche la predisposizione di un numero sufficiente di videocamere nel contesto dei punti di rivelazione dell’allarme.Il complesso centrale-videosorveglianza deve disporre anche di un modo per l’associazione telecamera/rivelatore, così da ottenere un’esatta corrispondenza tra le immagini e la localizzazione dell’evento. In particolare, se la prima cintura di rivelazione è esterna, potrebbe essere sufficiente visionare completamente il perimetro esterno dell’abitazione (e sarebbe auspicabile, evitando l’installazione di telecamere in ambienti interni dove è gradita riservatezza). Ovviamente in questo caso l’utilizzo di videocamere integrate nei sensori, se non esplicitamente indicati per l’esterno (come grado di protezione ambientale ma anche come prestazione di rivelazione) è nettamente sconsigliato. I sistemi di allarme che oggi realizzano questa funzione sono veramente rari, ma lo sviluppo è in corso quindi, se potete, scegliete unacentrale dicui sapete essere in corso questa evoluzione, ma anche che siadownlodabile in campo con le nuoveprestazioni, così da poter disporre di un upgrade non appena possibile.

 



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