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Video IP: cosa considerare prima di cablare

16/07/2014

La Redazione

È più facile che un cammello passi per la cruna di un ago che non trovare una rete senza passaggi complessi. Predisporre una rete adibita a trasportare le immagini di un sistema di videosorveglianza dal punto di ripresa a quello di visione o di memorizzazione è tutt’altro che un’operazione semplice. Anzi, proprio il sottovalutarla porta l’installatore a dover affrontare poi una serie di problematiche che spesso emergono solo in fase di cablaggio o, ancora peggio, quando l’impianto viene attivato. Questo perché, in molti casi, l’attenzione di chi progetta è focalizzata esclusivamente sul corretto posizionamento delle telecamere, dimenticando tutto quanto sia legato al percorso che i cavi devono compiere per assicurare il collegamento. Identificare dove far transitare questi cavi infatti non è semplice e può richiedere competenze o attrezzature molto particolari. Un problema che non riguarda solo gli edifici di pregio o quelli residenziali, ma investe anche le strutture industriali e produttive.

Se parliamo di strutture residenziali, solitamente viene richiesto che i cavi rimangano nascosti alla vista, senza peraltro comportare interventi a livello di muratura. Questi ultimi, infatti, da un lato hanno costi elevati, dall’altro provocano evidenti disagi, soprattutto nel caso di edifici già occupati. Negli edifici storici, o di elevato valore artistico, poi, le sovraintendenze sono spesso intransigenti e non autorizzano nemmeno il posizionamento di canaline a vista. Un buon progettista, quindi, è chiamato in primo luogo a saper coniugare le esigenze legate alla sicurezza, con un’adeguata predisposizione delle telecamere, con la necessità di collegamento, sia per la trasmissione dei dati sia per l’alimentazione elettrica. In alcuni casi, l’impiego della tecnologia PoE (Power over Ethernet), che supporta il transito di energia e dati su un unico mezzo fisico, può contribuire a mitigare il problema, ma non lo elimina comunque completamente. “Dimenticarsi” di questi fattori può far lievitare significativamente i costi, con la conseguenza di dover poi presentare un consuntivo sostanzialmente diverso da quanto preventivato, scontrandosi quindi con il cliente finale. Questo anche alla luce del fatto che attrezzature speciali, come le elettroscale, non fanno quasi mai parte della comune dotazione di un’azienda di installazione, per cui devono essere noleggiate, con conseguente aumento delle spese.

Protezioni per tutti i gusti…

Riuscire a far transitare il cavo rappresenta solo la prima delle difficoltà di un’installazione. I cavi, infatti, non possono essere posati ovunque; occorre valutare la loro eventuale esposizione a fattori climatici e ambientali ostili. Aspetti che si possono superare scegliendo guaine di protezione adeguate. Il produttori propongono le soluzioni più svariate, in grado di resistere a eventi estremi, dall’attacco dei roditori a quello delle fiamme, passando attraverso la posa in acqua o la presenza di agenti chimici aggressivi. Tutte soluzioni che costituiscono comunque un costo aggiuntivo. Il tutto senza dimenticare che, pur scegliendo la protezione più opportuna, si tratta comunque dell’aggiunta di un ulteriore fattore di instabilità. Queste soluzioni di solito offrono una barriera garantita solo per un certo arco temporale, relativamente limitato, costringendo quindi a successive spese di manutenzione, nonché a possibili disagi e malfunzionamenti, che potrebbero incidere negativamente sulla sicurezza. Il tutto senza contare che non si devono riempire le canaline per oltre il 50% dello spazio disponibile.

Pericolo invisibile

Il pericolo maggiore per una rete di trasmissione dei dati, arriva da un elemento invisibile: i campi elettromagnetici. Spesso si discute del possibileimpatto negativo che le emissioni elettromagnetiche possono avere sulla salute. Per la comunicazione, invece, si sa già: i campi elettromagnetici,creati da cavi di potenza e motori elettrici, soprattutto in ambito industriale, o semplicemente dalla presenza di altre antenne, interferiscono pesantemente con i segnali in transito sui classici doppini in rame.Così, oltre a ridurre sensibilmente la qualità della trasmissione, possono indurre disturbi tali da impedire del tutto la comunicazione.La vulnerabilità delle reti ai rumori indotti dalla presenza di campi elettromagnetici cresce in base all’aumento della velocità e della frequenza di trasmissione.

La direttiva EMC 89/336 CEE relativa alle emissioni elettromagnetiche, inserita nella Direttiva Macchine, obbliga il produttore a garantire la sicurezza degli impianti e/o delle apparecchiature industriali: la corretta e tempestiva trasmissione dei segnali costituisce dunque un fattore determinante in campo industriale, non solo per ottimizzare la produzione e ridurre al minimo eventuali onerosi fermi impianto, ma anche per la sicurezza, dal momento che un errore di comunicazione in ambito produttivo può rivelarsi pericoloso. I classici doppini in rame twistati, impiegati per la comunicazione anche in ambito manifatturiero, sono in grado di compensare parzialmente l’effetto delle interferenze provenienti dall’esterno. Presentano però il limite di essere efficaci solo quando la fonte del disturbo è relativamente lontana o ha un’intensità poco elevata. In caso di ambienti estremi, invece, per difendersi dalle interferenze EMC occorre adottare delle schermature, essenziali nel caso di più doppini posti a breve distanza l’uno dall’altro. All'aumentare delle prestazioni, inoltre, si possono verificare fenomeni di diafonia fra le singole coppie di un medesimo cavo.

Pro e contro della schermatura

Le schermature possono riguardare i cavi che provocano il disturbo, oppure quelli che lo subiscono. Utilizzando cavi schermati del tipo Stp (Shielded Twisted Pair) si riesce a limitare l’interferenza reciproca fra singoli doppini, in quanto questi cavi sono realizzati con coppie schermate in modo individuale. Con la tipologia ScTP (Screened Twiested Pair), invece, ossia cavi da 100 Ohm ricoperti da uno schermo, si proteggono le comunicazioni dalle interferenze esterne, evitando che il campo indotto possa danneggiare altri cavi che siano posati a breve distanza. Gli schermi a nastro, infine, costituiti con un composto di alluminio/poliestere avvolto intorno ai conduttori o alle coppie twistate, hanno un costo relativo ma sopportano un numero ridotto di flessioni e torsioni ripetute, per cui non sono idonei a essere impiegati su sistemi in movimento. In questi ultimi casi è meglio optare per uno schermo “a spirale”. Si tratta di una struttura costituita da un fascio o da capillari paralleli e inclinati rispetto all’asse del cavo, che viene avvolto sul cavo stesso o sui conduttori; è in grado di sopportare sollecitazioni meccaniche anche ripetute, con lo svantaggio che la copertura offerta nelle migliori condizioni possibili arriva solo al 97%.

Quando la protezione deve essere più elevata, nell’ordine del 98%, è più indicata la “calza”, ossia uno schermo a treccia capace di bloccare tutte le frequenze. Ha infatti una struttura costituita da fasci di capillari paralleli, tessuti alternativamente in senso orario e antiorario, la cui inclinazione è determinata dal passo di avanzamento e dalla percentuale di copertura richiesta. La calza è in grado di resistere a lungo, anche se sottoposta a sollecitazioni ripetute, ma anche in questo caso la protezione non raggiunge il 100%. In presenza di comunicazioni particolarmente critiche occorre perciò utilizzare una schermatura “combinata”, che si ottiene dalla sovrapposizione della treccia e del nastro di alluminio/poliestere. Si crea così una barriera in grado di assicurare una protezione assoluta, a fronte però di costi elevati. Ulteriore limite: in caso di torsioni e flessioni ripetute questa struttura si deteriora rapidamente, per cui è necessario provvedere a sostituzioni periodiche. 


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