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Biometria: pro e contro di un mercato promettente

18/08/2014

di Andrea Muzzarelli

L’incremento delle attività terroristiche e dei casi di violazione dei dati sensibili, unitamente alle accresciute esigenze di pubblica sicurezza, hanno favorito la sempre maggiore applicazione a fini di sicurezza delle tecnologie biometriche, che promettono superiori livelli di affidabilità e accuratezza. La crescita annua a due cifre che diverse società di ricerca prevedono per i prossimi anni spiega l’interesse che molti grandi competitor (del calibro di Google e Apple) stanno mostrando nei confronti di queste tecnologie. Le quali, a fronte di numerosi vantaggi (inclusa la facile integrazione con i network IP), presentano comunque criticità e problemi da non sottovalutare. Nell’immediato futuro, una soluzione interessante potrebbe essere rappresentata dai sistemi multimodali, che combinando più tecnologie diverse dovrebbero consentire di mettere a punto soluzioni ancor più affidabili e precise. A patto di raggiungere un soddisfacente livello di interoperabilità.

Negli ultimi anni, l’applicazione delle tecnologie biometriche a fini di sicurezza ha ottenuto riscontri crescenti da parte degli operatori, che ne apprezzano l’affidabilità, la precisione e la minore vulnerabilità rispetto a molte altre soluzioni più diffuse. Non stupisce, quindi, che le previsioni formulate dalle società di ricerca sulle potenzialità di questo mercato siano decisamente positive. Se Research and Markets prevede per il periodo 2014-2020 un tasso annuo medio composto di crescita (a livello globale) del 17,6%, MarketsandMarkets è ancora più ottimista, stimando un +22,9% annuo tra il 2013 e il 2018, quando il valore complessivo di questo mercato dovrebbe raggiungere i 20 miliardi di dollari. Le cose dovrebbero andare bene soprattutto per il riconoscimento facciale, che sempre secondo MarketsandMarkets diverrà una tecnologia molto diffusa nell’arco dei prossimi sei anni. Per ora, comunque, la scena è ancora dominata dalle tecnologie per la lettura delle impronte digitali, seguite da quelle per il riconoscimento della voce e dell’iride. 

Driver, applicativi e scacchiera competitiva

La sicurezza fondata sulla biometria ha trovato applicazioni sempre più numerose sull’onda di una serie di fattori che ne hanno incentivato l’adozione: fra tutti, l’incremento delle attività terroristiche e dei casi di violazione dei dati sensibili, nonché le accresciute esigenze di pubblica sicurezza legate ai controlli di frontiera, alla diffusione dei passaporti elettronici, all’utilizzo di internet e delle reti locali. Fattori, questi ultimi, che stanno naturalmente guidando anche i programmi governativi di spesa in materia. Gli USA e diversi paesi europei sono stati fra i primi ad adottarli, ma oggi anche la regione Asia-Pacifico e l’America Latina si stanno muovendo nella stessa direzione.

È il caso dell’India, che ha recentemente lanciato Unique Identity (UID) allo scopo di fornire a ogni cittadino un documento identificativo completo di dati biometrici. Oltre che in ambito governativo, la biometria è utilmente impiegata anche in molti altri settori verticali, dai trasporti all’immigrazione, dalla finanza alla sanità. A fronte di un potenziale di crescita così interessante, è inevitabile che molti grandi competitor stiano agendo per acquisire competenze in questo campo – ad esempio, attraverso l’acquisizione di aziende medio-piccole che possiedono il necessario know-how. Basti pensare che nel luglio 2012 un colosso come Apple ha rilevato AuthenTec, un fornitore di soluzioni per il riconoscimento delle impronte digitali, e successivamente ha integrato questa tecnologia nell’iPhone 5S. Nello stesso anno, il mostro sacro Google ha acquisito Viewdle, azienda specializzata in tecnologie per il riconoscimento facciale.

Biometria: i pro

Se la biometria sta acquistando un certo peso nella sicurezza (e, in particolare, nel controllo accessi) è perché offre alcuni indiscutibili vantaggi:

  • Sicurezza: i sistemi biometrici sono progettati per proteggere le strutture da accessi non autorizzati e utenti illegittimi in modo solitamente più efficace e affidabile rispetto ai sistemi tradizionali perché fanno riferimento a caratteristiche del singolo individuo che, in quanto uniche, sono molto difficili da replicare o condividere. In altri termini, le frodi diventano meno probabili. In base al livello di sicurezza adottato, è inoltre possibile scegliere molteplici modalità di autenticazione o richiedere l’accredito simultaneo di più persone;
  • Integrazione: le tecnologie biometriche possono essere facilmente integrate ad altri sistemi di allarme e videosorveglianza attraverso i network IP, che rendono più semplice la creazione di sistemi IP-based scalabili e onnicomprensivi; 
  • Accuratezza: soprattutto negli anni più recenti, l’impiego di sistemi biometrici multimodali (che raccolgono più parametri su uno stesso individuo) sta rendendo il processo di identificazione molto più sicuro e accurato;
  • Comodità: molti scanner si avvantaggiano di un design “all-on-screen” che concentra sullo stesso schermo tutte le funzioni di controllo essenziali;
  • Semplicità: il problema delle password (che possono essere copiate, dimenticate o smarrite) viene eliminato unitamente ai relativi costi amministrativi;
  • Convenienza (in alcune aree): l’impiego delle tecnologie biometriche permette di ridurre i costi o aumentare il ROI in aree specifiche quali la Loss Prevention e la Time & Attendance;
  • Stabilità: i dati biometrici di una persona, salvo casi eccezionali, rimangono invariati nel tempo. E non possono essere smarriti.

Biometria: i contro

A fronte di questi e altri vantaggi, esistono comunque delle criticità che non devono essere sottovalutate. Innanzitutto, bisogna considerare che la diffusione delle soluzioni biometriche è stata inevitabilmente accompagnata da polemiche e dibattiti legati alla tutela della privacy – in Italia il problema (approfondito dal nostro legale di fiducia a pag. XXX) è tutt’altro che secondario, tanto che su problemi di questa natura il Garante si è spesso espresso in senso negativo. Sul fronte della privacy e della tutela dei diritti civili le cose, purtroppo, sono destinate a complicarsi di pari passo con lo sviluppo tecnologico: basti pensare alle possibili implicazioni di un sistema biometrico basato sul riconoscimento del DNA, che presenta un livello di invasività nettamente superiore.

Un secondo aspetto riguarda la possibilità di costruire sistemi veramente affidabili, oggi limitata dal persistere di alcuni problemi:

  • la mancanza di una standardizzazione dei dati biometrici raccolti da fonti diverse;
  • i tempi normalmente lunghi di conservazione di questi dati, che in passato possono essere stati rilevati con una precisione nettamente inferiore a causa delle tecnologie meno avanzate;
  • le sfide tecnologiche da superare, che in alcuni ambiti sono ancora notevoli: è il caso del riconoscimento facciale, la cui accuratezza dipende da molteplici fattori (illuminazione, angolazione, età della persona).

Poi ci sono le frodi, che sono sì più difficili da realizzare, ma non certamente impossibili. Si potrebbe anzi affermare che sta prendendo forma una nuova generazione di frodi, particolarmente sofisticate, attraverso le quali l’impostore riesce a crearsi una falsa identità e a utilizzare informazioni biometriche non proprie: ciò è possibile soprattutto nei casi in cui tali dati siano memorizzati sul chip di una carta identificativa biometrica. Essendo queste frodi più complesse da attuare, è evidente che se raggiungono il loro scopo smascherarle è molto più difficile: servono riscontri accurati su più livelli.

Dai sistemi multimodali all’interoperabilità

La consapevolezza delle problematiche sopra evidenziate ha condotto alla messa a punto di soluzioni anti-frode e a una maggiore attenzione dedicata ai sistemi biometrici multimodali, che superando i limiti propri di ogni singola tecnologia, dovrebbero consentire di rafforzare la protezione da truffe di qualsiasi tipo. Non solo: il sempre maggiore orientamento verso i sistemi multimodali è dovuto anche ai difetti evidenziati dalle singole soluzioni unimodali (dalla rilevazione delle impronte digitali al riconoscimento della retina), suscettibili di errori legati a difformità naturali, invecchiamento, variazioni della luce e di altre condizioni ambientali – tutti elementi che, in generale, non sono controllabili o lo sono solo in parte.

L’utilizzo congiunto di molteplici tecnologie, afferenti diverse caratteristiche fisiche o comportamentali, consente pertanto di migliorare non solo la sicurezza, ma anche l’efficacia, l’accuratezza e l’affidabilità complessiva delle soluzioni biometriche adottate. È questa la ragione che spinge gli autori del report The Global Government Biometric System Market 2014-2024, pubblicato da Strategic Defence Intelligence, a prevedere che “i sistemi biometrici multimodali diverranno via via più popolari nel periodo considerato, e la richiesta del mercato sarà elevata per tutti gli ambiti applicativi, da quello governativo a quello bancario-finanziario”. Tutto ciò, si legge ancora nel report, porterà globalmente a una maggiore domanda di interoperabilità tra i diversi dati e dispositivi utilizzati dalle organizzazioni che si avvalgono di sistemi biometrici. Queste esigenze sono oggi già presenti in modo abbastanza marcato nell’agenda delle nazioni che si sono mosse per prime sul fronte biometrico: come gli Stati Uniti, che possono vantare una vasta conoscenza dei problemi legati alla materia.

 

La strada dell’interoperabilità – conclude il report – sarà certamente seguita da molti altri paesi, che dovranno mettere a punto i programmi necessari per integrare fra loro le informazioni in modo coerente ed efficace. 



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