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Controllo Accessi? Sì, ma senza fili

01/03/2014

La Redazione

In un mondo total wireless anche il controllo elettronico degli accessi è ormai senza fili. Nata negli hotel, la nuova tecnologia si appresta ora a conquistare altri mercati: dalle banche alle multiutilities, dalla sanità alla scuola, dal mondo manifatturiero al settore residenziale. Arrivano maniglie meccatroniche e cilindri digitali: per aprire le porte è sufficiente avvicinare lo smartphone o la card. E soprattutto addio a cavidotti, cavi e cablaggi: i dati viaggiano nello spazio, veloci e sicuri. Ma è davvero così? E come vanno le cose in Italia? In questa puntata presentiamo i vizi e le virtù del controllo accessi wireless; nel prossimo numero un'indagine esclusiva di a&s Italy sul mercato italiano.

Tor Sørnes è un tranquillo signore di 89 anni che vive nella boscosa contea di Østfold, in Norvegia, un centinaio di chilometri a sud di Oslo. Sørnes è il padre di una delle sette “meraviglie” che hanno rivoluzionato il mondo dell’ospitalità nel secolo scorso: l’accesso alle camere d’albergo senza chiavi. Correva l’anno 1976 quando all’ingegnere norvegese venne l’idea di aprire le porte abbinando una schedina perforata alla serratura. Tre anni dopo, la prima VingCard (così si chiama ancora oggi), con i suoi 32 fori e 4,2 miliardi di combinazioni, attraversa l’Atlantico e sbarca negli Usa. Nessuno è profeta in patria. Infatti sono i receptionist del Westin Peachtree Hotel di Atlanta (73 piani e oltre 1000 camere) i primi al mondo a consegnare agli ospiti la keycard lock invece della chiave. Oggi la VingCard (che nel 1992 è passata alla banda magnetica e più tardi alla radiofrequenza) è presente in 42 mila hotel e controlla l’accesso a oltre sette milioni di camere. Un successo mondiale. Sørnes, tuttavia, mai avrebbe immaginato cosa sarebbe potuto accadere 40 anni dopo la sua geniale trovata.

Puntando tutto sulle nuove tecnologie, il Clarion Hotel di Stoccolma, 532 camere nel cuore antico della Venezia del nord, “l’albergo che osa essere diverso” (come dice il claim pubblicitario), questa volta ha osato un po’ troppo: ha soppresso la reception. O meglio: bancone e livree andranno in soffitta se la sperimentazione avviata nell’ottobre scorso andrà a buon fine. In sintesi si tratta di questo. Il turista o l’uomo d’affari sceglie, prenota e paga la camera o la suite on line e subito dopo riceve sul suo smartphone una sorta di codice di accesso. Arrivato in hotel, salta il check-in e si reca direttamente in stanza. Per accedere al parcheggio o usare l’ascensore, aprire la porta della camera, guardare la TV, chiamare un taxi, chiedere assistenza e usufruire di altri servizi convenzionati con l’albergo gli basta il cellulare. Fino al check-out.

Tutto merito di una nuova serratura elettronica senza chiavi e di una card virtuale figlia della tecnologia NFC (Near Field Communication). Ma c’è dell’altro. I cilindri intelligenti incorporati nei montanti delle porte colloquiano senza fili con una postazione centrale nel back office che tiene tutto l’albergo sotto controllo. Nessun cablaggio: i dati viaggiano via etere veloci e sicuri. Sicurezza ai massimi livelli. Secondo il direttore dell’albergo, la novità piace all’80% degli ospiti mentre il 60% di coloro che l’hanno sperimentata ammette di aver risparmiato almeno 10 minuti di tempo prezioso. Inchini e sorrisi di cortesia addio. Secondo gli sponsor dell’iniziativa, 650 mila camere potrebbero subito adottare la nuova soluzione. Il perché è facile intuirlo: fa risparmiare un sacco di soldi. L’albergo senza reception (o quasi) è stato anche il tema dominante dell’ultimo The Sleep Concept Hotel, l’importante mostra che si tiene ogni autunno a Londra. Samsung e Sky insieme a Boxbuild (Innovative design & build solutions), hanno presentato la camera d’albergo del futuro dove protagonisti indiscussi sono ancora smartphone e wireless. Questo per dire che si fa sul serio.

WAC per tutti

Le tecnologie nate e provate negli alberghi si apprestano ora a invadere altri settori aprendo le porte a un nuovo e promettente business: il controllo degli accessi wireless (WAC). Corporate, multiutilities, sanità, scuola, aeroporti, pubblica amministrazione, aziende manifatturiere e settore residenziale stanno diventando nuovi territori di conquista delle soluzioni senza fili. Ma aldilà delle mode passeggere e dei fissati del nuovo che avanza, quali benefici può apportare il wireless negli impianti di controllo accessi fuori dal settore alberghiero? Per capirlo occorre una breve premessa. Un sistema di controllo accessi on line è costituito, in sintesi, da un’Unità centrale di elaborazione (un semplice PC o meglio un Server con una o più stazioni di lavoro), una rete di comunicazione e le unità elettroniche di gestione (Control panel) alle quali fanno capo i lettori di credenziali (card, transponder ecc.) installati in prossimità dei varchi.

Nelle soluzioni in cui il lettore è “all in one” (intelligente ma vulnerabile), lo stesso può essere collegato direttamente all’Unità centrale (senza passare dal Control panel).

Nei controlli accessi off line (indipendenti), la gestione è delegata al Control panel o direttamente al lettore intelligente. Per la quasi totalità degli impianti, la rete di comunicazione è hardwired ossia realizzata tramite cavi. La connessione fra Unità centrale e Control panel, salvo dove sopravvive ancora (o è necessaria) l’intramontabile linea seriale (punto a punto o multidrop), è ormai dappertutto via LAN. La tratta fra lettori e rispettivi Control panel, invece, adotta standard industriali di fatto (Wiegand, MagStripe, C&D) oppure linee seriali RS232, RS422-485.

Le modalità con cui i dati vengono scambiati tra un punto e l’altro sono regolate da protocolli di comunicazione. Tra Unità centrale e Control panel il protocollo più diffuso è TCP/IP con i dati che viaggiano in chiaro o crittati. Tra lettori e Control panel i protocolli sono standard (Wiegand, MagStripe, C&D ecc.) o proprietari (RS232, 422-485).

Un discorso a parte, infine, merita il controllo accessi integrato nelle soluzioni building automation in cui il cablaggio dell’edificio e le modalità di scambio dati avvengono secondo tecniche di connessione (bus) e protocolli specifici di settore. Un sistema elettronico di controllo accessi è wireless quando le connessioni fisiche avvengono, in tutto o in parte, via radio. Non solo. È wireless (ma il termine è improprio) quando i dati relativi alle credenziali di accesso sono acquisiti dal lettore senza contatto fisico, in modalità RFId o NFC. In un sistema, quindi, possono convivere tre livelli wireless: tra credenziale di accesso e lettore, tra lettore e Control panel, tra Control panel e Unità centrale di elaborazione.

Porta senza fili

Nel mondo informatico, si dirà, il wireless è entrato da tempo: dov’è la novità? La novità sta nel varco senza fili. Una porta sottoposta a controllo, si sa, necessita almeno di un lettore di credenziali, uno o più dispositivi di attuazione e monitoraggio (serratura elettrica, sensore di stato ecc.), tutti connessi al Control panel. La scommessa della nuova generazione di controllo accessi è abolire sia il cablaggio della struttura fisica sia la connessione con l’unità di controllo. Come? Sostituendo la tradizionale serratura elettromeccanica con un cilindro o una maniglia meccatronici wireless.

Un unico dispositivo (il cilindro o la maniglia) integra il meccanismo di sblocco e blocco della porta, il lettore, il sensore di stato (aperta/chiusa), il ricetrasmettitore di dati verso il Control panel o l’Unità centrale, led e bip di segnalazione e altro ancora. Il tutto alimentato da una minuscola batteria. All’inizio è nato il cilindro europeo (DIN), poi i produttori si sono sbizzarriti: cilindri con altri profili, il mezzo cilindro (quando il controllo avviene in un solo verso di transito) e quello speciale per maniglione antipanico, la maniglia digitale (con incorporati lettore, tastierina PIN o sensore biometrico), il relè “intelligente” e persino il lucchetto elettronico.

Cilindri e maniglie digitali accettano ormai una vasta gamma di credenziali di accesso, sia RFId (quali card e transponder a 125 KHz o 13,56 MHz standard ISO/IEC 14443 e 15693) sia NFC (smartphone, tablet ecc.). I prodotti sono disponibili in versione on line, off line (utenti e diritti di accesso programmati localmente) o ibrida. La connessione wireless verso il Control panel sfrutta bande di frequenza standardizzate (868 MHz o 2,45 GHz) e impiega protocolli di crittazione standard (tipicamente AES 128). L’offerta, oltre ai dispostivi meccatronici, include anche un’ampia scelta di apparecchiature intercom (repeater, hub, gateway) e software applicativi per soddisfare ogni tipo di esigenza.

Wired vs Wireless

In un sistema di controllo accessi, le opere edili e di carpenteria metallica necessarie per la realizzazione dei cavidotti, la stesura dei cavi lungo le canalizzazioni, le connessioni elettriche rappresentano una quota importante dell’investimento. Senza contare la scomodità e i rischi che si corrono lavorando in cima a una scala o su un trabattello. Il principale vantaggio offerto dalla soluzione wireless è il taglio netto del costo del lavoro (oltre al risparmio dei materiali necessari). Negli Usa hanno provato a fare i conti. Secondo alcuni installatori, con il wireless si risparmierebbe addirittura l’80% del tempo; secondo altri (più attendibili) da metà a un terzo: in una giornata lavorativa si riuscirebbero ad allestire sei porte wireless contro le tre o quattro tradizionali. Sarà questa la carta vincente che in futuro consentirà al controllo accessi wireless di superare o sostituire quello hardwired? Andiamoci piano. Innanzitutto i varchi soggetti a controllo non sono solo semplici porte di legno o alluminio ma anche tornelli, bussole, varchi ad ante motorizzate, sbarre, cancelli, cancelletti... Tutte barriere energivore, queste, che una batteria non può alimentare.

Ma anche con le normali porte non è tutto rose e fiori. Chi ha esperienza sa che oggi negli edifici i serramenti vengono messi giù alla bella e meglio. Se è già difficile trovare una serratura meccanica che combaci con lo scrocco, figuriamoci un allineamento perfetto per montare un cilindro digitale. Non a caso, infatti, negli Usa si parla dell’avvento di una nuova epoca d’oro per fabbri e falegnami (quelli con i baffi naturalmente), artigiani preziosi e indispensabili per poter far funzionare bene maniglie e cilindri meccatronici. Poi vi sono le patologie tipiche della trasmissione dati senza fili: propagazione del segnale (distanza, potenza, presenza di ostacoli, materiali ostili…), interferenze, inquinamento elettromagnetico, disservizi causati dalla caduta della connessione ecc.

Con il wireless, ancora, la gestione dei APAS (sensori e degli attuatori del varco) è limitata, i dispositivi non sempre sono idonei per essere montati all’esterno (soggetti ad atti vandalici), i prezzi sono ancora sostenuti e... fermiamoci qui. Per controllare una serie di porte lungo un corridoio o una corsia di ospedale, la soluzione wireless è eccellente. Per edifici sotto il vincolo delle Belle Arti e dimore storiche poi, è una vera manna dal cielo. In altri casi, ancora, può essere la risposta vincente per estendere il controllo a varchi oggi troppo difficili e costosi da raggiungere con i cavi. Il controllo accessi wireless, insomma, ha ottime chance ma non manderà in pensione la soluzione cablata. Più che di scontro tra due generazioni sarà convivenza (e sana competizione).

 



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