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IP e BMS: tappe di un'evoluzione in progress

19/04/2014

di Elvy Pianca

IP e building automation…ancora e sempre. Aldilà degli slogan, la dorsale Internet come rete principale di comunicazione ormai si è ampiamente diffusa, o dovrebbe esserlo. Grazie alle evoluzioni della tecnologia: telefoni intelligenti, wireless, cloud, software di intelligenza distribuita con i quali si riesce a integrare tutto, dalla videosorveglianza al controllo accessi, dall’illuminazione all’HVAC, portando il controllo ovunque e dovunque e arrivando anche alla gestione dei consumi energetici. Forse sarà per questo che, finalmente, installatori e clienti finali hanno capito l’importanza di quelle due magiche letterine e, forse, anche imparato a utilizzare questo protocollo al meglio.

Ben tre anni fa, sempre da queste pagine, ci interrogavamo sul ruolo dell’IP nel contesto dell’automazione di edificio. Notando che, in particolare in Italia, eravamo ancora troppo indietro in questo mercato verticale che, invece, sarebbe da un lato promettente e dall’altro estremamente semplice. Perché la tecnologia oggi a disposizione ha reso il protocollo Internet un elemento fondante dei sistemi di automazione per casa e per edificio e, d’altra parte, perché utilizzare la dorsale Internet come rete di comunicazione sembrerebbe fin troppo facile.

In tre anni, ma anche in molto meno, l’evoluzione fa i proverbiali passi da gigante, e quindi eccoci ancora qui a parlare di IP e di BMS, building management system - due acronimi che, ormai dovrebbero essere indissolubili.

Non è ancora proprio così, però dobbiamo dire che ormai i “pacchetti” che girano interamente su IP sono richiesti, e offerti, dalle principali aziende del settore e che sia gli installatori sia, soprattutto, i clienti finali hanno capito l’importanza e la comodità di portare su quella rete la gestione, il controllo, la supervisione di tutti i sistemi di automazione per edificio.

Tralasciando, quindi, in questo articolo il “basic” dell’automazione per edificio, per il quale rimandiamo a quello di tre anni fa, vorremmo ora esaminare quali sono state le evoluzioni tecnologiche che stanno, sia pure lentamente, portando, anche nel nostro Paese, alla migrazione su IP di numerosi segmenti dell’automazione.

Evoluzione smartphone

La prima evoluzione...ce l’abbiamo in tasca, e non è un modo di dire. Stiamo ovviamente parlando degli smartphone che, nel giro di pochissimo tempo, da oggetti di lusso sono diventati un prodotto di massa. E questi telefonini (anche se chiamarli così è davvero riduttivo) possono servire non solo a chattare con gli amici via Facebook o WhatsApp, ma anche a controllare e a gestire, esattamente come succedeva fino a non molti anni fa solo con il PC o con un apposito pannello, numerose applicazioni di automazione. Non è un caso che le principali aziende del settore security abbiamo proprio sviluppato, oggi, un numero pressoché inesauribile e sempre aggiornato di app di controllo che girano su i-Phone, i-Pad & Android. Con il telefonino si può accendere o spegnere un impianto, cambiare il numero di telefono da chiamare in caso di allarme, visualizzare i video in tempo reale, accedere ai data base e via dicendo. Pensate alla comodità, e alla possibilità, quindi, di gestire le automazioni e la sicurezza di siti collocati, a volte, in zone davvero impervie o, comunque, di non comune transito, oppure, ancora, sempre in movimento, come certi impianti fotovoltaici, i pozzi di estrazione degli acquedotti, i mezzi che trasportano merci pericolose o deperibili.

Evoluzione Wireless

Il secondo anello della catena evolutiva dell’IP è stato il wireless.
Sembra poco logico, ma in realtà il fatto che i protocolli di comunicazione senza fili diventassero sempre più affidabili e, magari, pure loro potessero essere integrati su IP, ha aperto nuove frontiere all’automazione, anche verso quei siti o edifici ove era impensabile tirare dei fili oltre che molto più oneroso in termini di costi, di tempo lavoro, di “fermo” per cantiere.

Evoluzione cloud

E poi c’è il solito cloud, di cui molti ancora diffidano. Un peccato, perché, anche per le applicazioni di security e safety, oltre che, ovviamente, di building, “traslocare” dati molto pesanti tramite una nuvola alleggerisce di gran lunga il sistema e la memoria. Pensiamo, ad esempio, alla pesantezza di numerosi filmati di impianti di videosorveglianza, peraltro indispensabili per la gestione e il controllo di un impianto o di un edificio. Il cloud, per limitarsi solo a pochi esempi, permette agli installatori di configurare un sistema da remoto e, nello stesso tempo, offre agli addetti alla vigilanza possono il quadro in tempo reale di un edificio da controllare.

Evoluzione intelligenza distribuita


E poi ci sono i software di intelligenza distribuita.
Senza di questi, si va poco lontano. Con questi, invece, tanto per fare un esempio legato alla videosorveglianza, ormai sono diffusi gli sviluppi che consentono di salvaguardare le immagini e di gestirle al meglio…ovviamente, tramite IP. E proprio questi terminali video, diventati intelligenti, consentono di estrapolare dei dati che non vengono utilizzati solo per le classiche applicazioni di sicurezza, ma che “sconfinano” nel building automation: controllo accessi, numero delle persone che entrano ed escono, ad esempio, da un negozio o da un supermercato, accensione o spegnimento di luci e HVAC e via dicendo, per arrivare infine alla gestione dell’energia, oggi molto richiesta non solo dai sistemi di automazione.

Certo, tutto questo è stato reso possibile solo e soltanto dall’integrazione tra i diversi sistemi di building automation e sicurezza. Un’integrazione che, se parliamo di IP, non è più solo un accessorio, ma un must. 



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