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Monitoraggio urbano: tecnologie e problematiche

02/12/2013

La Redazione

La sicurezza urbana: una domanda, oggi, sempre più pressante. E, grazie alle tecnologie, la risposta potrebbe essere facile. Ecco come si sono evolute le soluzioni di monitoraggio per città grandi come piccole, partendo dal problema della conservazione dei numerosissimi dati ripresi dalle telecamere per arrivare ai sistemi di intelligent video, che permettono non solo di vedere, ma anche di vedere bene e, soprattutto, di vedere chi o che cosa. Certo, qualsiasi tecnologia deve obbligatoriamente essere integrata con tutti gli altri dispositivi che compongono il variegato mosaico della city surveillance e girare su una piattaforma comune, ma questa ormai è una realtà.

Nel generale clima di incertezza che circonda il mondo globalizzato, cresce ovunque e in maniera proporzionale la domanda di sicurezza non solo per la propria abitazione o luogo di lavoro, ma anche per la città in cui si vive, piccola o grande che sia. Dalle metropoli cinesi ai piccoli agglomerati americani, dalla capitale del Perù agli storici centri dell’antica Europa, si sono diffuse le soluzioni che in italiano possiamo definire di monitoraggio urbano. In inglese si chiama city surveillance, concetto che trasmette l’idea di vere “sentinelle” poste a protezione dei nostri sempre più incerti passi nella giungla urbana.

Per difendere qualcosa, occorre, prima di tutto, vedere - possibilmente in tempo reale e con il massimo dettaglio possibile- ciò che succede. Per questo qualsiasi monitoraggio urbano non può prescindere da un sistema di videosorveglianza, che integri le informazioni con i dati che ad esso provengono da diversi sensori (trasporto, traffico, ma anche aria, rumore, meteo etc) e che rimandi il tutto a quelle centrali operative che permettono di controllare e, quindi, di intervenire, non appena (possibilmente prima) insorga un problema. Sappiamo che le soluzioni per il video monitoraggio che girano su una piattaforma integrata sono una realtà ormai diffusa e consolidata: basta leggere un articolo di cronaca per scoprire che spesso rapinatori e scippatori vengono incastrati grazie a una telecamera che, magari, controllava l’accesso a una zona a traffico limitato oppure era montata su un bus. In questo articolo, quindi, vorremo esaminare le più recenti evoluzioni tecnologiche per rendere i sistemi di city surveillance sempre più efficienti. Iniziando da uno dei problemi storici delle soluzioni video: l’archiviazione delle immagini.

Punto 1: Storage

Stiamo parlando di volumi di dati per i quali è indispensabile un sistema di storage che sia non solo sicuro, ma anche efficiente, per permettere una rapida consultazione. E’ per questo motivo che, in questi ultimi anni, le soluzioni di storage si sono evolute verso architetture scalabili e, particolare non trascurabile, a basso costo.

Per esempio, un sistema di monitoraggio urbano potrebbe utilizzare un’archiviazione con i più moderni NVR basati su PC o con un server, soluzioni che offrono affidabilità e stabilità. Fra l’altro, ormai esistono dei sistemi che uniscono il cosiddetto edge storage al central storage, in modo da evitare di avere tutti i dati in un’unica postazione centrale. E poi c’è la nuvola: il cloud storage ormai è una realtà diffusa addirittura nei siti a rischio, come l'aeroporto internazionale di Taiwan.

Punto 2: Intelligenza

Veniamo poi a un altro aspetto non trascurabile, in un contesto di monitoraggio urbano: l’intelligenza del video. Il conteggio ma soprattutto l’identificazione delle persone, può risultare difficoltosa in situazioni “affollate” come sono, spesso, quelle di city surveillance. Basti pensare al controllo che a volte è necessario per alcuni eventi, come gli incontri sportivi oppure i concerti. E non solo: le funzionalità di analisi dei veicoli o di rilevamento della velocità degli stessi, così come la verifica degli accessi in una determinata area, sono ormai richieste non solo nel mercato verticale dei trasporti, ma anche in quello del monitoraggio urbano. Non solo vedere in tempo reale e poter accedere, sempre e comunque, alle immagini, ma, potremo dire, anche vedere con giudizio.

Le videocamere, quindi, per limitarsi all’esempio appena citato, non devono subire gli sbalzi di luce e, nello stesso tempo, essere in grado di catturare la targa di un veicolo anche se passa ad alta velocità. Stessa cosa potremo dire di un volto, magari già conosciuto dalle forze dell’ordine, tra molti altri volti. E’ per questo che il mercato della tecnologia VCA si è a sua volta evoluto verso una più completa integrazione, riuscendo a mettere a confronto la sua capacità di riconoscimento, o face detection, con un database di black list fornito dalle autorità. Certo, per realizzare questo scopo, occorrono strumenti adeguati.

Facciamo un esempio tratto dalla cronaca recente: i due fratelli responsabili delle bombe alla maratona di Boston del 15 aprile 2013 erano volti noti all’FBI…peccato che il software di riconoscimento facciale non sia riuscito a individuarli prima. E questo perché le telecamere di sorveglianza che riprendevano l’evento veicolavano immagini di scarsa qualità ed erano state installate ed angolate male. Se per il secondo problema l’errore è umano, per il primo la tecnologia HD avrebbe potuto essere risolutiva.

Insomma, le innovazioni tecnologiche possono molto, per la gestione di un ambiente urbano e la protezione dei suoi beni naturali e culturali, ma anche per far vivere meglio gli abitanti. Un valore che non dovrebbe avere prezzo, neppure in tempi di crisi.

 


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