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ONVIF nella norma ISO IEC 62676-2: da standard volontario a mandatory?

21/10/2013

di Ilaria Garaffoni

 

In soli cinque anni di attività l'ONVIF ha conquistato consensi su quasi 500 brand a livello globale, ha “certificato” la conformità di 3400 prodotti e ha rilasciato già tre profili tecnici, vincendo senza alcun dubbio la guerra degli standard nel video IP. E mentre i Comitati tecnici hanno già aperto anche al controllo accessi e si apprestano a rilasciare ulteriori nuovi profili, a sorpresa giunge un risultato inatteso per gli stessi soci fondatori: la confluenza dello standard ONVIF nella norma ISO IEC 62676-2. Un punto che influirà in maniera decisiva sui capitolati e che di fatto consacrerà uno standard la cui adesione è stata finora squisitamente volontaria.
Questa la novità più esplosiva emersa a Vicenza lo scorso 4 ottobre, durante il talk show promosso da a&s Italy “tutto quello che volevate sapere su ONVIF e non avete mai osato chiedere (o dire pubblicamente)”: una chiacchierata senza peli sulla lingua sul tema degli standard nel video IP.

 

Il panel, composto da dieci operatori che condividono il settore operativo e quanto meno un'interfaccia, è stato costantemente provocato dalla conduttrice con domande spinose e impertinenti, che hanno svelato tutto (ma proprio tutto) su come funziona l'ONVIF, quali regole lo guidano, quale valore tecnologico presenta - e quale di marketing – e infine quali conseguenze ha avuto sulla scacchiera competitiva globale e quali prospettive potrà ancora portare per chi lo abbraccia.


Ha introdotto il tema Ottavio Campana (Videotec), membro del Video Enhancement Working Group di ONVIF, aggiornando sullo stato dell'arte e sui lavori attualmente in progress: “nei primi anni ONVIF si è concentrata a definire le tecnologie base sulle quali costruire lo standard. Una volta poste le basi tecniche, si è lavorato per garantire una sempre maggiore interoperabilità tra i prodotti. Di recente sono stati introdotti i profili: il Profile S per lo streaming video, il Profile C per il controllo accessi e l’integrazione video e il Profile G per i dispositivi dedicati a recording e storage. Tutti questi profili usano la stessa tecnologia di base, che è ormai consolidata. Allo studio ci sono altri profili, che arriveranno tra 2 - 3 anni”.


Finora tutto bello e giusto, ma il talk show prometteva di parlare “senza peli sulla lingua”, quindi cominciamo a passare in rassegna le cose che potrebbero non andare bene.

PROVOCAZIONE # 1 - ONVIF funziona davvero?
Ossia: è sempre vero che se connetto una telecamera ONVIF compliant, poi questa sarà gestita completamente da un Client ONVIF o da un NVR ONVIF conformant? Sono sempre positive le esperienze che gli impiantisti fanno quando connettono due dispositivi conformi a ONVIF? Insomma: questa comune interfaccia è un "plug & play" per davvero o no? 


Per Claudio Fassiotti (Samsung Techwin), ONVIF funziona e ha sempre funzionato: “certo, all'inizio il livello e il dettaglio di funzionamento erano basici, essenzialmente si trattava di garantire la sola visualizzazione. Il primo vero giro di boa è arrivato con l'introduzione del profilo S, che consente molte più funzionalità che abilitano ora ad una gestione delle telecamere ad un livello senz'altro più complesso”.


PROVOCAZIONE # 2 – ONVIF garantisce la qualità dei prodotti?

Agli esordi del processo di standardizzazione gli operatori si chiedevano se ONVIF in qualche modo avrebbe posto dei requisiti minimi di qualità per l'adesione alla sua interfaccia, una sorta di “sbarramento all'ingresso” per il low cost/low quality. Oggi, si può dire che la conformità all'interfaccia ONVIF di un dispositivo possa essere garanzia di qualità di quel prodotto?

La risposta di Roberto Villa (Bettini) è secca: assolutamente no. “ONVIF non è sinonimo di qualità del singolo prodotto, ancorché compliant, tanto che per i sistemi integrati con prodotti targati ONVIF, nel caso un singolo device dia dei problemi la responsabilità ricade integralmente sul suo costruttore e non certo su ONVIF. Sta quindi al singolo produttore garantire la qualità del proprio prodotto”. Forse, però, semplificando il confronto tra i prodotti a disposizione, sarà lo stesso processo di standardizzazione a portare più qualità nel mercato, mettendo l'utente finale nelle condizioni di operare scelte più consapevoli.

PROVOCAZIONE # 3 - Il “marchio ONVIF” aumenta le vendite? E i prezzi?
La conformità all'interfaccia ONVIF abbatte i prezzi di produzione o li aumenta? E il costo dell'adeguamento alla conformità giustifica l'investimento? Insomma: essere “marcato ONVIF” aumenta le vendite? E nel caso aumenti le vendite, aumenta anche il prezzo finale per l'utente?

Per Marco Pili di Hikvision Italy, premesso che il tema dei costi di produzione è strettamente legato alle specifiche strategie aziendali, “la conformità ONVIF non rappresenta un costo, anche perché Hikvision ha una produzione nativa ONVIF. E ne è certamente valsa la pena, perché ONVIF è la porta d'ingresso ad un panorama di mercato molto più ampio, soprattutto ora, con l'apertura al controllo accessi. Ma lo stesso ingresso della videosorveglianza nell'IP e nel networking, quindi nel concetto di rete, imponeva a monte di aderire ad uno standard, soprattutto per chi, come noi, ha sempre scelto la strada dell'integrazione dei sistemi”.
E forse, anche se la standardizzazione di per sé non aumenta né abbassa il costo dei singoli componenti, potrebbe essere in grado di ridurre il costo totale di proprietà di una soluzione.

 

PROVOCAZIONE # 4 - ONVIF non sarà solo marketing?

I tempi della standardizzazione sono molto lunghi, per ragioni tecnologiche ma anche di rispetto della democrazia interna all'ONVIF. Il risultato è però che la standardizzazione arriva sempre in ritardo rispetto all'evoluzione tecnologica dei vari dispositivi, rispetto alle release 2.0, 3.0, etc.
ONVIF ha quindi un reale valore tecnologico o rappresenta, in ultima istanza, solo un argomento di marketing?


Per Massimo Grassi di Panasonic il marchio ONVIF ha senza dubbio un forte valore di marketing ma ha anche un valore tecnologico rilevante perché è nato ascoltando le esigenze dei clienti e del mercato, che chiedeva di scegliere il prodotto giusto per ogni specifica situazione, senza legarsi ad un solo brand. Inoltre, premesso che ONVIF è comunque un ente oggettivamente rapido a rilasciare i profili, “il focus è sull'interoperabilità e sulla capacità di comunicare dei prodotti, quindi il valore tecnologico dello standard è legato ad elementi basici che sono presenti in tutte le release, anche quelle superate, di uno stesso device”.

PROVOCAZIONE # 5 - Per essere ONVIF-compliant basta un'etichetta?

Tutti ormai si dicono conformi ONVIF, ma lo sono realmente? Quando un dispositivo si può dire davvero conforme all'interfaccia ONVIF? Basta apporre le famosa "l'etichetta"? E come fa un utente finale ad accertarsi dell’effettiva compliance di un dispositivo? ONVIF ha degli organi di controllo?

Posto che l'etichetta è solo il risultato finale di un processo molto più complesso, che parte dalla condivisione e dallo sviluppo di profili univoci, resta inteso che ONVIF non è un organo che effettua test e che i test tool sviluppati da ONVIF esigono che le aziende siano per parte loro conformi alle specifiche dell’interfaccia ONVIF, in un processo di autotesting.
Insomma: “non esiste una commissione di verifica sulla reale conformità dei prodotti né esistono sanzioni per un uso improprio del marchio ONVIF, tuttavia esiste uno strumento ufficiale di verifica per l'utente finale che è il sito www.onvif.org: lì sono citati solo i brand realmente conformi e i test tool che possono essere utilizzati per verificare la validazione” - specifica Claudio Scaravati di Bosch Security Systems.

Peraltro, specifica Antomarco Catania (GSG International), per essere iscritti nel sito ONVIF bisogna eseguire un test tool che produce un report difficilmente falsificabile ed inviare, assieme al report, un'autodichiarazione di accompagnamento firmata dal legale rappresentante: “in caso di contestazione, tale dichiarazione potrebbe essere perseguibile come mendace nel caso attestasse il falso. Tra l'altro, molti prodotti marcati ONVIF ma non presenti sul sito non sono in grado di superare i test. Forse qualcuno, ma non tutti” - conclude Catania.

E sull'indipendenza del test tool non si discute: “è stato sviluppato da una software house di terza parte a mezzo gara d'appalto pubblico, nella massima trasparenza” - specifica Ottavio Campana.


PROVOCAZIONE # 6 - L'affermazione di ONVIF ha modificato la scacchiera competitiva?

Quando è partito il processo di standardizzazione, qualcuno sosteneva che tramite un'interfaccia comune anche i produttori più piccoli avrebbero potuto penetrare nel mercato del video IP e competere con colossi dell'IP e brand storici del TVCC. Il tutto producendo anche solo un singolo componente (telecamera, NVR). Dopo cinque anni di attività, la previsione può dirsi avverata? Chi ha favorito - e chi ha danneggiato - l'affermazione dello standard ONVIF?


Per Luigi Tramarollo di Axis Communications la previsione si è certamente avverata: ONVIF ha permesso anche ad operatori poco dimensionati di entrare nell'Olimpo del video IP anche immettendo un solo componente. E ne hanno tratto vantaggio tutti: “con lo standard ONVIF anche i dispositivi di fascia alta, magari di nicchia, possono essere integrati in una soluzione multibrand più cost-effective (soluzione alla quale l'utente avrebbe forse dovuto rinunciare se fosse stato costretto ad acquistare tutto il pacchetto dallo stesso vendor). Ma il vantaggio maggiore l'hanno senza dubbio avuto i produttori di VMS, dove le economie di scala possono essere davvero enormi. Non ne ha tratto vantaggio, invece, chi ha scelto di perseguire la logica dei sistemi proprietari, che trattengono – o sarebbe meglio dire vincolano - il cliente a vita" – conclude Tramarollo.

La replica di Alberto Vasta era inevitabile: “Mobotix allo stato non aderisce ad ONVIF. Del resto sono 10 anni che il nostro reparto ricerca e sviluppo si concentra su una soluzione decentralizzata,

dove - ragionando su impianti importanti - ogni telecamera funziona stand alone, quindi non dipende da un software (con quello che ci sta dietro, ossia server, PC etc). Il che, ragionando in termini strettamente economici, può rivelarsi anche più vantaggioso. Noi quindi siamo e vogliamo essere indipendenti da un certo punto di vista, ma al contempo restiamo aperti ad una futura integrazione. Per adesso, però, preferiamo mantenere il ruolo dello spettatore”.
E non sono gli unici.

PROVOCAZIONE # 7- ONVIF: alla fine della fiera...cui prodest?
La conformità ONVIF è sempre più spesso “imposta” dai capitolati, dai clienti prescrittori, dai progettisti: ma se ONVIF non garantisce né qualità, né prezzo, né in assoluto la stessa completa interoperabilità tra i devices che sono conformi, allora...cui prodest?
Per Francesco Panarelli di VICON il vantaggio è spalmato in verità su tutti gli operatori di filiera: “da noi vendor, che possiamo rendere interoperabili le nostre soluzioni con piattaforme diverse e che possiamo anche inserire un edge device con caratteristiche che non possediamo, ai system integrator, che possono ora rispondere alle specifiche esigenze del committente semplificando il lavoro di integrazione almeno per la componente video”. Ma soprattutto, e questa è stata una risposta unanime dei panelist, il vantaggio maggiore è per l'utente finale, che non è più costretto a legarsi per la vita ad un solo brand.

In conclusione, per dirla con Antonmarco Catania (che a sua volta cita Pierre Racz, CEO di Genetec), “essendo frutto di una mediazione, ONVIF è come la suocera: non se ne può evitare l’esistenza ma con gli anni si impara ad amarla”. E a breve “amare la suocera” diverrà forse più di una scelta strategica aziendale, dal momento che l'ISO IEC sta lavorando ad una nuova norma 62676-2 (Video surveillance systems for use in security applications) che integra proprio lo standard ONVIF.


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