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Cloud o non cloud? Questo è il dilemma...

09/04/2013

di Andrea Muzzarelli
 

Cloud o non cloud? Questo è il problema... La “nuvola” informatica, che sta trovando interessanti applicazioni nel mondo della security, suscita reazioni contrastanti tra gli operatori. C’è chi la ritiene la tendenza più promettente del 2013 e chi, al contrario, pensa sia prematuro anche solo parlarne. Le potenzialità ci sono – basti pensare agli incrementi di efficienza e al miglioramento della gestione operativa – ma i problemi da risolvere non mancano: alle questioni legate alla privacy e alla sicurezza delle informazioni, nel nostro Paese si sommano la carenza delle infrastrutture disponibili e l’inadeguatezza della normativa. Per saperne di più, a&s Italy ha intervistato i player del settore.

Negli ultimi anni la tecnologia cloud, che in Italia conosciamo anche come “nuvola informatica”, sta richiamando un interesse sempre maggiore a livello internazionale. Una considerazione che vale anche per il settore della sicurezza, nel quale le sue numerose applicazioni – dalla videosorveglianza (VsaaS), al controllo accessi (ACaaS), fino al Video Management System (SaaS) – stanno conquistando consensi via via più ampi.

A dare una valutazione positiva della tecnologia cloud è IMS Research. Secondo le stime del noto istituto di ricerca, nel 2011 la videosorveglianza as a service ha fatturato globalmente circa 500 milioni di dollari (+25% rispetto al 2010) e, se le tendenze in atto dovessero essere confermate, questo mercato potrebbe valere più di un miliardo entro il 2014. Questo, secondo l’analista Sam Grinter, “è il risultato della crescente domanda da parte degli utenti, delle piccole e medie imprese e degli enti governativi”. Un’analisi confermata anche da Access Markets International (AMI) Partners, secondo la quale l’incidenza della nuvola sulla spesa globale in sicurezza delle piccole e medie imprese, che oggi rappresenta il 17%, potrebbe raggiungere il 24% entro il 2016. IMS Research prevede inoltre che nei prossimi anni l’applicazione alla videosorveglianza del cloud privato – che si distingue da quella pubblico per l’accesso ristretto dalla presenza di un firewall – si confermerà come un trend di grande importanza.

Altre opportunità sembrano legate al VMS cloud-based (Illy Gruber di NICE Systems lo indica come uno dei trend più importanti del 2013 soprattutto per le piccole imprese, alle quali permette un significativo abbattimento dei costi) e all’ACaaS (access control as a Service), che secondo IMS Research offre molte più opportunità – in termini di fatturato aggiuntivo e quota di mercato conquistabile – rispetto al controllo accessi tradizionale. Anche Pierre Racz, CEO di Genetec, ha indicato nelle soluzioni cloud la “tendenza più promettente” del 2013. Non a caso la multinazionale canadese sta lanciando una soluzione VSaaS che si avvale del supporto della piattaforma cloud-computing Windows Azure di Microsoft per “offrire alle PMI la massima affidabilità senza la complessità e i costi tradizionalmente associati all’installazione e alla gestione di sistemi di sorveglianza in loco”. Obiettivo che riassume efficacemente uno dei punti di forza della nuvola: migliorare e semplificare la gestione operativa aumentando l’efficienza. Promozione a pieni voti per la nuvola, dunque? La risposta non è così scontata. Soprattutto se la dobbiamo contestualizzare nel nostro Paese.
Per chiarirci e chiarirvi meglio le idee, nel corso dell’ultimo anno abbiamo raccolto il parere dei player del mercato italiano. Ne è emerso un quadro assai composito, dove all’entusiasmo e all’ottimismo si affiancano dubbi e perplessità.

Security cloud based: i fiduciosi

Alcuni intervistati sembrano riporre fiducia nelle potenzialità del cloud computing.
È il caso di
Alberto Vasta (Mobotix), secondo il quale la nuvola offre “centinaia di possibili e impalpabili applicazioni che saranno la nuova frontiera anche della videosorveglianza”. Denis Pizzol (Hikvision Italy) è dello stesso parere, e ritiene che il cloud sia “un’importante opportunità legata al mondo delle tecnologie digitali e al networking in generale”.
La nuvola potrebbe inoltre garantire una “convergenza più veloce dall’analogico al digitale, perché semplifica ciò di cui molti installatori hanno timore ma al contempo bisogno: il know-how tecnologico su IP”. A sostenerlo è Francesco Paradiso (D-Link Mediterraneo), che sottolinea come attraverso questa tecnologia anche un installatore con una scarsa conoscenza di networking possa installare una soluzione su IP e renderla sicura: “Il cloud protegge infatti i sistemi di videosorveglianza attraverso l’HTTPS, il protocollo di sicurezza per la trasmissione dei contenuti sul web”. Andrea Natale (Tyco ADT Fire & Security) vede invece grandi potenzialità di sviluppo soprattuttonel Software as a Service (SaaS), dove il cliente vede e usa solo un’interfaccia web. Un giudizio espresso, nelle parole dello stesso Natale, “in funzione dell’odierna difficoltà di accesso al credito, della volontà di investimento da parte dei clienti in impianti non legati alla propria attività, delle risorse necessarie per gestire impianti sempre più IT, della possibilità di avere un installato base sempre funzionante e aggiornato e della fruizione delle informazioni in mobilità”.

Security cloud based: i perplessi

Nonostante gli evidenti vantaggi, la nuvola suscita anche diffidenza e scetticismo.
“Parlare di security su base cloud fa un po’ paura per tutte le implicazioni che la delocalizzazione della gestione/registrazione/analisi può avere”, ci ha detto Luigi Brambilla (Project Automation). “I sistemi di comunicazione, oltre che a offrire alte prestazioni, devono essere sicuri e avere funzioni di alta disponibilità garantita, non solo in termini di banda, ma anche di disponibilità del servizio”. Da questo punto di vista l’Italia “non sembra messa bene”, precisa Brambilla, che è comunque più ottimista quando si parla di cloud legato alle applicazioni commerciali della videosorveglianza. Prudente anche Alessandro Marcon (Pelco by Schneider Electrics), al quale – operando in un paese che sta ancora “muovendo i primi passi verso il cloud” – tutto sommato “non dispiacerebbe poter verificare prima l’esperienza in altri paesi”.

Vsaas = videosorvegliare tra le nuvole

L’introduzione della piattaforma cloud nella videosorveglianza risale ormai a più di dieci anni fa, ma è soltanto oggi che questa tendenza sta cominciando a prendere piede, promettendo di diventare una delle declinazioni più interessanti della nuvola nel settore security. I vantaggi operativi sono rappresentati dalla capacità di aggregare informazioni video provenienti da siti remoti in un’unica sorgente, alla quale si può accedere da qualunque luogo nel quale vi sia una connessione internet. Sul piano gestionale, invece, è possibile ottenere più efficienza, ridurre gli investimenti in hardware e facilitare l’adozione di standard e protocolli comuni. Senza dimenticare che la centralizzazione delle informazioni facilita l’estrazione di dati utili da impiegare nel marketing o ad altri scopi.
IMS Research, l'abbiamo già sottolineato, vede un grande potenziale nel mercato della VSaaS, e indica nella video content analysis cloud-based l’applicativo della svolta.
Anche su questi temi, però, abbiamo riscontrato una certa divisione fra gli operatori intervistati.

Vsaas? Grande potenziale

Tra coloro che ci hanno dato una valutazione complessivamente positiva c’è Redo Bezzo (Honeywell Security Group), secondo il quale “in Europa questo mercato è in rapida crescita e le soluzioni VSaaS sono spesso richieste e rese ampiamente disponibili – in particolare nel Nord Europa e nei paesi scandinavi”. Tra le diverse soluzioni hosted, la VSaaS è quella ritenuta “più vantaggiosa in termini di fatturato e di numero di telecamere IP e dispositivi adottati nel 2013”. Per questa ragione, assicura Bezzo, i Servizi Video Hosted saranno “uno dei fattori decisivi per generare RMR (Recurring Monthly Revenue) e fornire una reale alternativa per acquisire profitti aggiuntivi”. E l’Italia? Bezzo spiega che la carenza di banda larga fa sì che il mercato di riferimento sia “il più circoscritto in Europa”, ma aggiunge anche che “la sua crescita è valutata essere a doppia cifra, analogamente a quella degli altri paesi europei”. Quanto alla VCA cloud-based, si tratta di una funzionalità aggiuntiva che “contribuirà a far crescere le quote di mercato”.

L’opinione è condivisa da Claus Rønning (Milestone Systems), che considera la VCA “un aspetto che andrà a completare e rafforzare l’offerta VSaaS”. 
Anche Rønning ricorda che occorre superare alcuni problemi (larghezza di banda, limiti inerenti al processore a bordo camera), e intravede sbocchi interessanti per il business della video analisi in rete soprattutto “quando si vogliono estrarre dati demografici (ad esempio nel retail) e fornire un’analisi al marketing e non alla sicurezza fisica”. Molto fiducioso è, infine, Matteo Scomegna (Axis Communications), per il quale la VSaaS rappresenta “un trend in fortissima crescita, anche se di applicazioni reali se ne vedono ancora poche”. Le potenzialità sono molto interessanti, perché – continua Scomegna – “la videosorveglianza come servizio permette e permetterà sempre più di approcciare il mercato analogico o, addirittura, quei mercati in cui la videosorveglianza non è ancora presente”. Un ottimo esempio è offerto dagli algoritmi intelligenti, che “vantano già una forte presenza nel mercato del retail del conteggio persone”.

VsaaS? Manco a parlarne

Meno entusiasta sulla videosorveglianza e l’analisi video cloud-based è Nicola Noviello (Arecont Vision), che vede invece “molto più fermento sulla crescita in termini di risoluzione”. La VSaaS, spiega Novello, “sarà sicuramente un trend per gli anni futuri, ma per il momento non sarà ancora utilizzata come tecnologia di massa per impianti di videosorveglianza”. Di idee simili sono Ely Maspero (March Networks) e Pierfelice Peirano (TW2), il quale osserva che si tratterebbe di una buona idea “se la rete italiana non fosse un colabrodo”. Per un responsabile di Verint ci sono due considerevoli ostacoli da superare: le infrastrutture (“esistono realtà e comuni geograficamente critici dal punto del digital divide”) e la sicurezza, in cui “il concetto di cloud apre drammaticamente le porte alla protezione delle immagini acquisite”. Mentre per Ermanno Lucci (Daitem) le perplessità sono legate soprattutto alle peculiari caratteristiche del Belpaese. Secondo Lucci, la mentalità italiana dominante “è quella di autosorvegliarsi e sapere esattamente chi osserva e da dove: la registrazione depositata chissà dove nel mondo non è propria del nostro approccio alla sicurezza”.

Perché si possa verificare un effettivo passaggio ai servizi cloud, conclude Lucci, occorre pertanto “lavorare sulla testa delle persone”. Luigi Bernardi (Bosch Security Systems) solleva ancora una volta il problema delle infrastrutture, senza il cui ammodernamento sarà ben difficile parlare di VSaaS. “Al momento – spiega Bernardi – le telecamere scambiano dati in ambiente locale su bande intorno ai 10 MB, mentre la rete molto raramente consente scambi con bande superiori al MB (se non inferiori a 500 KB)”. Di conseguenza, “è difficile immaginare traffici dati con telecamere che dovrebbero operare sempre alla massima risoluzione affinché il riconoscimento degli eventi possa sfruttare le prestazioni del sensore”. Flavio Venz (distributore esclusivo Grundig) ritiene invece che le richieste del mercato stiano persino andando in un’altra direzione, quella degli “hardware per archiviare localmente: la tendenza è quindi opposta alla domanda di cloud, e questo varrà almeno per i prossimi cinque anni”.

Insidie normative

Un aspetto molto delicato in materia di cloud, e capace di superare anche quello tecnologico, è quello normativo, come rileva Aldo Punzo (Bettini). Dello stesso parere è l’avvocato Valentina Frediani (Studio Legale Frediani), che precisa come sul piano giuridico la situazione sia “tutt’altro che chiara, soprattutto a causa di una normativa disallineata rispetto alle esigenze che può avere un modello di cloud computing, artefice di criticità e problematiche insidiose”. Alla luce di queste considerazioni, prosegue l'Avv. Frediani, produrre una normativa nazionale da applicare in caso di contenzioso è una questione “da affrontare con la massima priorità”.

La privacy fra le nuvole

Gli ostacoli e le problematiche da risolvere purtroppo non finiscono qui. La stessa IMS Research, dopo avere tessuto le lodi della VSaaS, sottolinea che i prezzi sono in media ancora assai elevati (soprattutto per il notevole costo delle relative infrastrutture), e che le modalità di installazione dovrebbero essere semplificate. Last but not least, occorre senz’altro affrontare lo scottante tema della privacy e della sicurezza delle informazioni. La “nuvola privata” è stata pensata proprio per garantire maggiori standard di sicurezza grazie alla presenza di un firewall, ma IMS Research osserva che “nessun network è mai completamente sicuro”. Molto perplesso sulla questione è Luigi Cavalieri Manasse (Diesis), secondo il quale “si parla molto, ma si fa poco”. Cavalieri Manasse ricorda che i problemi di privacy già oggi evidenziati nell’utilizzo dei sistemi cloud-based sono numerosi – sicurezza dei server, localizzazione degli stessi in altri stati, credenziali, crittografia, gestione delle nomine dei responsabili del trattamento, e così via – e teme che l’utilizzo dell’analisi video possa ulteriormente amplificarli. Non la pensa così il già citato Francesco Paradiso (D-Link). Se si abbina il protocollo di sicurezza HTTPS a un ulteriore processo di autenticazione per rivedere le registrazioni attraverso il network video recorder su cloud, spiega Paradiso, si può infatti ottenere un alto livello di affidabilità ponendosi al riparo da “qualsiasi violazione della privacy”. Che lo si veda in una luce più o meno positiva, il tema è indubbiamente di grande importanza. Come osserva l’avvocato Frediani, “è fondamentale avere garanzie sui profili e sulle modalità di accesso, per scongiurare il rischio di abusi non autorizzati e potenzialmente dannosi”.

 


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