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Fatti, misfatti ed equivoci lessicali dei sistemi d’allarme wireless

28/02/2013

di Alessandro Matteucci, Amministratore di Select 

Cellulari, telepass, tablet, lo stesso pervasivo uso di internet: il wireless è tutto intorno a noi e ha rivoluzionato profondamente le nostre abitudini, le nostre risposte e le nostre aspettative nei confronti della tecnologia. Ma cos’è il wireless? Dall’inglese “senza fili”, il concetto di wireless indica una comunicazione tra dispositivi elettronici che non fa uso di cavi, contrapponendosi quindi alle soluzioni di tipo filare. Nel campo della security, il wireless è stato a lungo avversato – sia dai costruttori, sia dal canale – per poi entrare prepotentemente nel segmento antintrusione in concomitanza con un passaggio che ha rivoluzionato le prospettive di sicurezza richieste ai sistemi antifurto: l’escalation di furti, registrata a fine anni 90, che si verificava in presenza degli stessi proprietari della casa violata. Complice anche una potente campagna mediatica, i produttori di sistemi d’allarme si trovarono quindi a dover proteggere contemporaneamente tutte le aperture di una casa (porte, finestre, basculanti etc): un problema non da poco, in assenza di adeguate predisposizioni. Un problema che di fatto chiedeva all’antifurto di sconfinare nel perimetrale. Da qui il boom delle soluzioni via radio, che presentavano degli indubbi vantaggi in termini di flessibilità, velocità e semplicità installativa. E tuttavia ai vantaggi si accompagnavano anche molti rischi in termini di certezza esecutiva.

La tecnologia via radio era infatti ancora carente in termini di autonomia, portata e controlli. Lo scenario era aggravato anche dai costruttori che, nella costante ricerca del prezzo più basso e non di soluzioni tecnologiche adeguate, si affidavano per la parte wireless a terzisti o a componentistica di dubbia affidabilità. Risultato: disturbi sulla frequenza, perdita di connessione con la periferica, ma anche scarsa portata radio e consumi eccessivi. I danni non tardarono a farsi sentire e il mercato si disamorò rapidamente del via radio, portandosi dietro quella diffidenza verso il wireless che tuttora si avverte in molti ambienti professionali. Tale diffidenza è scaturita però anche da chi ha giocato commercialmente sull’equivoco lessicale, vendendo performance che di fatto non erano tali e che perdurano a tutt’oggi.

Parole, parole, parole

Uno dei più frequenti “equivoci terminologici” riguarda il concetto di “dual band”. Se infatti in origine per la sicurezza era prevista una sola banda radio a 433 Mhz, col tempo la normativa ha consentito l’utilizzo di una seconda banda anche nel settore sicurezza: la 868 Mhz. Questo ha permesso una certezza esecutiva maggiore, consentendo di sfruttare contemporaneamente le due bande e limitando – almeno sulla carta - i fenomeni di jamming (oscuramento della frequenza). Peccato che molti operatori si siano limitati a cercare nella nuova banda 868 la panacea a tutti i mali, nonostante il fatto (semplice da immaginare) che “una strada nuova è scorrevole fintanto che non viene utilizzata da tutti”. Spesso si fa anche confusione nella distinzione tra prodotti dualband e doppia frequenza e talvolta vengono denominati come “centrali a doppia banda” anche i sistemi che utilizzano canali molto vicini della stessa banda, oppure che utilizzano frequenze convenzionali usate commercialmente da tutti e anche in altri ambiti, quindi particolarmente soggette a traffico e congestione. Parliamo anche di centrali molto avanzate. In questi casi la domanda è: che senso ha comprare una Ferrari per poi farle mordere il freno in un’autostrada congestionata?

Dal dual band alla quadrifrequenza

C’è però chi ha scelto di non percorrere strade convenzionali e di portare le soluzioni wireless ad un livello di certezza esecutiva, di controlli e di collegamenti, del tutto analogo a quello filare. Spingendo al massimo il range consentito dalla norma e sfruttando anche le sottofrequenze, si può infatti ottenere un “dual band in quadrifrequenza”: un sistema che minimizza realmente la possibilità di disturbo. Allo stesso tempo si garantisce anche un consumo ridotto, perché utilizza una tecnologia molto veloce, che quindi riduce il tempo di lavoro. Insomma, la tecnologia wireless per ottenere prestazioni elevate ora esiste: è stabile, matura e alla portata di tutti. E più il mercato si allarga, più occorre fare attenzione a cosa si sceglie e a come si sceglie: c’è infatti differenza tra wireless dichiarato e wireless reale; c’è differenza tra prodotti italiani e tecnologia low cost; c’è differenza tra fai da te e prodotti certificati e installati da professionisti.

Se l’esplosione di prodotti wireless sul mercato è indicatore di un interesse crescente verso la tecnologia e quindi di un allargamento del bacino di utenza, è però al contempo un banco di prova per i professionisti, ai quali si presenta l’opportunità di capire e far capire il reale valore dell’offerta – un valore che sta nei dettagli tecnici, nella durabilità nel tempo, nella tranquillità operativa. Scegliere la differenza si può: significa operare una scelta di valore, di sicurezza, quindi di credibilità verso l’utente finale. Chi ha già fatto questa scelta è uscito dalle pastoie del solo prezzo per entrare nelle logiche delle prestazioni e dell’affidabilità nel tempo: tutti presupposti per costruire rapporti fidelizzati e duraturi con la clientela.

 


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