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Cavi di segnale e cavi di potenza: manteniamo le distanze

03/02/2013

La Redazione 

Troppe volte si sente ripetere, da chi progetta e realizza un impianto di trasmissione dati, che “tanto non può far male a nessuno”. Una banalità apparentemente confermata dal fatto che le correnti in gioco sono caratterizzate da una limitata tensione e, quindi, non possono provocare folgorazioni. Fin qui tutto potrebbe sembrare corretto, se non fosse per il fatto che, se escludiamo i cavi in fibra ottica, si tratta di strutture in rame che, quindi, possono condurre elettricità. Un’elettricità che, quindi, potrebbe provenire dai cavi di potenza che si trovano nelle vicinanze e, attraverso la rete di comunicazione, raggiungere qualunque apparecchiatura o qualunque utente. Il rischio di un incidente mortale è ovviamente limitato, ma una scarica di elevata intensità avrebbe effetti devastanti sugli impianti di videosorveglianza, mettendoli irrimediabilmente fuori uso. Per questa ragione è necessario prestare la massima attenzione nel realizzare una corretta separazione tra le due tipologie di impianto, che non devono mai entrare direttamente in contatto. Un’esigenza, quest’ultima, decisamente scontata. Ma non è altrettanto scontato assumere tutte le precauzioni necessarie per prevenire qualunque rischio di folgorazione accidentale, Anche per questa ragione i criteri da rispettare sono stati stabiliti dalla norma Cei-En 50174-2.

Il documento indica chiaramente che, per una corretta pianificazione del cablaggio e delle relative infrastrutture, devono essere presi in considerazione tutti i fattori che possono influenzare la facilità dell’installazione, le prestazioni e la gestione dell’impianto durante la fase di esercizio. In particolare la norma prende in considerazione i fattori ambientali, che possono essere legati ad aspetti fisici (pressione, vibrazioni, presenza di polvere e liquidi, danneggiamenti dovuti agli animali, presenza di materiali tossici o esplosivi), climatici (radiazioni ultraviolette, temperatura, umidità, fulminazioni, vento) ed elettromagnetici. Si tratta di fenomeni tutt’altro che rari e che, in poco tempo, possono danneggiare la rete di un impianto di videosorveglianza, creando un contatto elettrico tra cavi di segnale e di potenza, con effetti spesso devastanti. Alla luce questa considerazione, il primo aspetto su cui focalizzare l’attenzione è legato all’accurata scelta dei componenti.

Oltre alle prestazioni, infatti, è necessario valutare le condizioni ambientali, in cui dovranno operare gli i installatori, ma anche le peculiarità di ogni singolo ambiente al trascorrere del tempo. Il tutto cercando di prevenire anche situazioni apparentemente poco probabili. Il caso più classico, in particolare, è rappresentato dall’immersione in acqua dei cavi. Un’eventualità che potrebbe apparire legittimo considerare pressoché “ impossibile”, dimenticando invece che, in caso di entrata in funzione dell’impianto antincendio, i cavi potrebbero trovarsi immersi nell’acqua impiegata per lo spegnimento. Il progettista è però chiamato ad intuire anche quale sarà il numero e l’ubicazione delle prese d’utente. Senza trascurare il fatto che, per soddisfare le richieste di connessione delle singole telecamere, è necessario valutare anche le massime lunghezze dei cavi del cablaggio orizzontale. Infine, a fronte della necessità di stendere nuovi cavi, dovrà essere possibile posizionare le canalizzazioni per facilitare future espansioni, sia dal punto di vista prettamente operativo sia per la capacità di ridurre i disagi e gli interventi infrastrutturali.

L’armadio in cantina

Un’attenzione particolare deve essere prestata anche nell’identificazione dei locali in cui verranno posizionati i telai e degli armadi in cui vengono conservate le apparecchiature attive. Queste aree devono possedere adeguate garanzie di sicurezza, sia per gli operatori presenti sia per gli apparati stessi. È quindi indispensabile garantire la funzionalità del cablaggio e la sicurezza del personale addetto a misure, riparazioni e riconfigurazioni. Questo significa che i rack non devono essere installati in locali inadeguate alla loro funzione - come servizi igienici, cucine o vie di fuga. Dal punto di di vista prettamente normativo, inoltre, viene richiesto che lo spazio libero ai lati dei telai e degli armadi da utilizzare per l’accesso, sia di almeno 1,2 m.

Canaline ok 

Un’attenzione particolare, ovviamente, deve essere riservata alle canalizzazioni, chiamate a proteggere per anni i cavi incaricati della trasmissione dati e che, quindi, non devono essere installate negli spazi previsti per i parafulmini, nei pozzi per gli ascensori o adiacenti ai tubi del riscaldamento. A questo si aggiunge la necessità di inserire scatole rompitratta, almeno ogni 12 metri, oltre a una corretta attenzione al rispetto dei raggi di curvatura minimi dei cavi, come indicati dai costruttori o ricavati dalle norme di prodotto. In particolare non si devono realizzare curve con canaline il cui raggio interno sia inferiore a 6 volte o 10 volte per diametri superiore ai 50 mm, il diametro interno del tubo. I cavi non devono essere sottoposti a raggi di curvatura troppo accentuati, ed in particolare: 

Rmin = 8 x d durante l’installazione

Rim = 4 x d in esercizio

dove: Rmin = Raggio minimo di curvatura

d = diametro esterno del cavo

Ovviamente nel caso in cui siano coinvolti cavi multipli, si deve applicare il raggio minimo di curvatura di valore più elevato.

Via dall’elettricità

Un eccessivo raggio di curvatura può causare problemi nella corretta trasmissione del segnale. I veri rischi, però, sono legati alla possibilità che le cariche elettriche passino dai cavi di potenza a quelli di segnale. Per questa ragione, è necessario rispettare una corretta distanza minima tra le due tipologie di conduttore, oltre ad evitare, come intuibile, di far passare le due tipologie di cavo in una medesima canalina.

Eccezioni 

A questa prescrizione è stata però concessa una deroga dalla CEI 64-8. Quest’ultima ammette infatti la possibilità di coesistenza dei cavi di Categoria 0 con cavi di Categoria 1 solo alle seguenti condizioni: “i circuiti di categoria 0 e 1 non devono essere contenuti nelle stesse conduttura, a meno che ogni cavo non sia isolato per la tensione più elevata presente o ogni anima di cavo multipolare non sia isolata per la tensione più elevata presente nel cavo”. Ulteriori riferimenti normativi, oltre alla norma CEI 64-8, sono rappresentati da CEI-UNEL 36011 “Cavi per sistemi di comunicazione – Sigle di designazione” e la EN 50290- 4-2 “Communication cables – Part. 4-2: General considerations for the use ofcables – Guide to use”. Ai fini di questa nuova norma, l’isolamento indicato dalla CEI 64-8 è da intendersi tra l’esterno e il primo elemento metallico presente sottoguaina (lo schermo nel caso di cavi schermati o i conduttori nel caso di cavi non schermati).


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