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Crisi, PMI e accesso al credito: come farsi considerare dalle banche

06/12/2012

di Paolo Lasagni, Amministratore Delegato KF Economics www.kfeconomics.com

A quattro anni dall’evento cardine dell’attuale crisi, il fallimento di Lehman del settembre 2008, è ormai evidente come non si possa parlare di una crisi passeggera, ma di un radicale cambiamento del sistema economico/finanziario mondiale. Potranno crescere nuovamente il PIL e l’occupazione, ma il ruolo del sistema bancario e, in generale, i rapporti tra le imprese usciranno profondamente modificati. Di seguito, alcuni consigli dell’esperto per essere presi in considerazione dalle banche, per ottenere dei rating decenti e per provare ad accedere al credito. Insomma, per sopravvivere. 

Negli ultimi dieci anni i paesi avanzati hanno sostenuto la propria crescita usando enormemente la leva finanziaria, cioè indebitando l’economia (pubblica e privata). La crisi dei sub-prime del 2007-8 ha trasferito l’indebitamento privato (banche e mercato finanziario) in indebitamento pubblico (gli Stati hanno soccorso le banche in difficoltà). Di conseguenza, oggi il livello d’indebitamento pubblico nelle principali economie avanzate è prossimo al (o addirittura supera il) 100% del PIL ed è difficilmente sostenibile. Con l’inizio del 2012, l’incidenza delle insolvenze in Italia ha toccato gli 8,8 casi per mille imprese, segnando una crescita di oltre 7 punti percentuali rispetto all’ultimo trimestre dell’anno precedente.

Questo aumento è il più intenso dal secondo semestre del 2010 e segna un brusco arresto del moderato declino osservato negli ultimi due trimestri del 2011, portando la variazione tendenziale anno su anno a +0,6 casi per mille, un livello appena inferiore a quello registrato nel primo trimestre del 2011. Nel corso del secondo semestre dell’anno, l’incidenza delle insolvenze è diminuita a 8,5 casi per mille. L’aggravarsi del quadro macroeconomico nazionale da nove mesi a questa parte e le prospettive di un ulteriore rallentamento nel corso dell’autunno suggeriscono che le insolvenze difficilmente scenderanno al di sotto dei livelli del 2011 nel prossimo futuro.

L’accesso al credito

Basilea III impone al sistema bancario di rafforzare notevolmente il capitale investito a fronte dei prestiti concessi (si passa dal 2% di mezzi propri richiesti da Basilea II al 7% di Basilea III).

La scelta che devono compiere gli azionisti di ogni istituto bancario è - quindi – tra:

  1. immettere nuove risorse proprie (ricapitalizzazione),
  2. accettare nuovi azionisti diluendo le proprie quote con conseguente perdita di potere,
  3. ridurre i prestiti erogati.

Per il fatto che in Italia la maggior parte degli istituti bancari è controllato da fondazioni che non hanno altre risorse da investire, la scelta è solo tra “b” e “c”, con preferenza marcata su “c”. L’effetto è quello noto come “credit crunch”, ovvero una complessiva riduzione dei prestiti concessi alle imprese. Questa ristrettezza del credito concesso colpisce maggiormente le imprese piccole (sotto i 20 addetti). In realtà Basilea II (e III) prevedono una modulazione del patrimonio di vigilanza sulla base del rating dei soggetti affidati. Ovvero un prestito a un soggetto molto rischioso (CCC) assorbe fino a 7,5 volte più capitale della banca rispetto allo stesso prestito fatto a un soggetto molto solido (AAA).

Il rating: impariamo a farci belli

Il rating di un’impresa è composto da quattro aree: rating operativo, centrale rischi/negatività, dati andamentali, rischio di settore. Il rating operativo si compone di rating tecnico (che deriva dall’analisi di bilancio) e analisi qualitativa (valutazione di management, posizionamento strategico, business plan,…). Esistono strumenti molto sofisticati per calcolare il rating tecnico sulla base degli indici di bilancio (tra cui quello sviluppato da KF Economics).

In una fase iniziale ci si può, comunque, limitare a svolgere una semplice analisi di bilancio sui principali indici:

  • Debito Finanziario Netto/Patrimonio Netto, che non deve essere superiore a 3 volte;
  • Debito Finanziario Netto/Ricavi, che deve essere inferiore al 30%;
  • Debito Finanziario Netto/MOL, che non deve essere superiore a 3 volte.

In generale, è necessario rispettare due delle tre condizioni precedenti per poter accedere al credito. Per questo, in caso vi sia più di un criterio non rispettato, va identificata quale dimensione (patrimonio netto, ricavi o MOL) sia la più aggredibile nel breve termine. Ad esempio, in una situazione di mercato stagnante, la conseguenza può essere quella di sacrificare punti di crescita del fatturato in cambio di una maggiore marginalità. La centrale rischi/negatività va presidiata, riconciliandola con i dati in proprio possesso almeno una volta all’anno. Infatti non è infrequente che non vengano rimosse indicazioni di mutui già chiusi che potrebbero peggiorare erroneamente il rating.

I dati andamentali rappresentano la regolarità nei rapporti con gli interlocutori, per esempio l’istituto bancario con cui si lavora o un fornitore. A volte non si pone sufficiente attenzione nel rispettare scrupolosamente gli impegni. Un ritardo anche di pochi giorni su una scadenza può sporcare questo indicatore provocando un danno maggiore del guadagno ottenuto in termini di valuta. Il rischio di settore è un elemento su cui si può agire marginalmente, ma è importante conoscere l’andamento dei settori e delle geografie dei propri clienti per migliorare la valutazione del proprio portafoglio clienti.

Conosci la tua impresa

Secondo noi, il punto di partenza per reagire alla crisi è principalmente di tipo culturale:

  • occorre essere consapevoli che il contesto è molto più complicato di qualche anno fa e che le risorse disponibili sono (e saranno anche nei prossimi anni) molte di meno;
  • occorre gestire le aziende in un’ottica “di cassa”, cioè di attenzione alle variabili finanziarie;
  • occorre introdurre strumenti di gestione finanziaria: non è più sufficiente il “volo a vista”: in un ambiente turbolento e incerto serve il “volo strumentale”.

L’imprenditore, che è generalmente focalizzato allo sviluppo di mercato e prodotti, deve abituarsi a spendere altrettante energie nel:

  • Monitorare lo stato di salute finanziaria della propria azienda,
  • Comunicare la propria qualità del credito (rating) a banche e fornitori,
  • Pianificare la gestione in ottica di rischio finanziario,
  • Controllare il rischio e il rating delle proprie controparti (clienti e fornitori).

Senza questa disciplina, anche aziende brillanti dal punto di vista operativo potrebbero trovarsi prive della liquidità necessaria per operare e, allo stesso tempo, in difficoltà ad accedere al credito, con le conseguenze drammatiche che si possono immaginare.

 

 


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