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Furto di rame: pro e contro delle tecnologie difensive

24/09/2012

di Stefania Fregoni, Responsabile Marketing Luceat

 

Il furto del rame è un fenomeno in fortissima crescita negli ultimi anni, con ingenti ripercussioni su tutte le aziende che vengono colpite e sui loro clienti. I danni da fronteggiare non si limitano solo al danno materiale e di ripristino, ma sono legati soprattutto al fermo macchine, alla mancata produzione e, in alcuni casi, alle problematiche relative all’interruzione di pubblico servizio. L’esigenza di proteggere il rame dal furto diventa quindi sempre più forte, ma non esistono sistemi di sicurezza specififi ci. Il fenomeno dei furti di rame, dai cavi di potenza alle grondaie delle case private, aumenta in maniera proporzionale all’incremento del prezzo del rame, che dal 2010 è in continua crescita. La quotazione del 30 gennaio 2012 vede il rame a 7,5 /kg e l’ “oro rosso” vede le sue quotazioni triplicate rispetto al febbraio 2009. Le aziende colpite dai furti appartengono a diversi settori, e non si limitano all’ambito del trasporto ferroviario o delle telecomunicazioni. Sono coinvolte anche le stazioni elettriche, i campi fotovoltaici, gli acquedotti, le imprese edili e tutte le aziende che, in diversa forma, possiedono del rame sotto diverse forme.

 

Innumerevoli sono gli episodi di furto registrati in Italia, anche solo negli ultimi tre mesi. Si può citare l’Acquedotto Pugliese a Corigliano, in provincia di Lecce, dove lo smantellamento dei quadri elettrici e dei trasformatori hanno danneggiato i condotti e gli impianti, lasciando senza acqua una trentina di paesi. Per un acquedotto tale furto ha costi notevoli, che vanno dalle spese per il ricorso a sistemi di alimentazione energetica di emergenza, al ripristino del materiale e al dover affrontare le problematiche legate all’interruzione di pubblico servizio. Il recente furto di cavi a danno di 78 cabine dell’Enel nella zona di Manfredonia ha messo in forte difficoltà ben cinquecento aziende agricole, che sono ormai fortemente meccanizzate. L’assenza di energia ha impedito loro anche solo di utilizzare i macchinari per la mungitura, con evidenti conseguenze sugli allevamenti. Il furto di rame si estende a tutte le zone d’Italia, da nord a sud. Nella zona di Asti, l’industria Way Assauto, che produce ammortizzatori per autoveicoli, ha dovuto bloccare la produzione dopo che la sua centra le elettrica, che alimenta tutte le linee produttive, è stata messa fuori uso dai ladri, che hanno rubato tutti i cavi e bobine in rame.

 

Anche in questo caso, il danno per mancata produzione è stato enorme, e non si è senz’altro limito al valore di sei quintali di rame asportati. Anche i campi fotovoltaici sono spesso presi di mira. Le assicurazioni sui moduli e gli impianti di sicurezza presenti non sempre garantiscono agli investitori un ritorno del loro investimento. Se ad essere rubati sono i cavi di potenza, infatti, le perdite per mancata produzione di energia, oltre al rifacimento di parte dell’impianto, sono estremamente elevate e di solito a carico proprio dell’investitore. I danni conseguenti al furto di rame in termini di costi e di sicurezza sono molto alti e ad oggi è ancora difficile mettersi al sicuro da questo fenomeno, poiché i sistemi di sicurezza tradizionali non sono specifici e spesso generano falsi allarmi. L’installazione di sistemi di TVCC ha un valore deterrente, ma raramente impedisce il furto, se le telecamere non sono costantemente tenute sotto controllo dal personale di vigilanza. Il costo per l’impianto e per il controllo sarebbe molto elevato, e questa strada sarebbe difficilmente praticabile su larga scala. Alcuni nuovi impianti e alcuni lavori di ripristino successivi ai furti di cavi in rame prevedono l’utilizzo cavi di potenza in alluminio per scongiurare il pericolo di nuove manomissioni: l’alluminio ha infatti uno scarso valore commerciale che lo rende poco appetibile ai ladri e al mercato clandestino dei ricettatori.

 

Questo, tuttavia, non è sempre possibile, a causa delle maggiori dimensioni dei cavi in alluminio, minore resistenza alla flessione e precauzioni maggiori richieste in fase di posa. In alcuni campi fotovoltaici il furto dei cavi è impedito dalla cementificazione dei pozzetti. Questa condizione distoglie senz’altro i malintenzionati, impedisce l’accesso ai pozzetti anche per qualunque tipo di manutenzione che si renda necessaria. Una soluzione drastica, incompatibile, ad esempio, nelle stazioni elettriche o in impianti che necessitano di controlli periodici. Rimane un’altra soluzione che si può utilizzare su larga scala in tutti gli impianti, consentendo sempre l’accesso per manutenzione. Si tratta di un antifurto in fibra ottica che si è già dimostrato efficace sventando il furto. Inoltre, si applica facilmente e in ogni momento anche su cavi già posati in corrugati interrati e fornisce un preallarme già quando i ladri aprono i chiusini dei pozzetti, consentendo di intervenire tempestivamente.

 

Il funzionamento è intuitivo: un cavo in fibra ottica si fissa con normali fascette ai cavi in rame ai chiusini, così da poterne rilevare subito il tentativo di apertura dei pozzetti. Alle estremità questo cavo è collegato ad un sensore elettronico che rileva il taglio del cavo e il movimento indotto da parte del ladro nel suo tentativo di effrazione. Al manutentore è garantito quindi il libero accesso ai cavi in caso di lavori successivi, senza costi aggiuntivi non preventivati, a differenza della cementificazione dei pozzetti. Il cavo in fibra ottica, essendo un isolante elettrico, viene posato in totale sicurezza insieme ai cavi di corrente, ed essendo insensibile alle semplici vibrazioni esclude qualunque eventuale falso allarme. Non esistono quindi disturbi che possano interferire con il corretto funzionamento del sistema. L’antifurto in fibra ottica, mettendo in sicurezza anche i pozzetti, consente alla vigilanza di intervenire in tempi brevi.


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