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Proteggere i parchi eolici con la videosorveglianza di rete

21/09/2012

di Andrea Sorri, Direttore Globale dello sviluppo del business rivolto alle Pubbliche Amministrazioni di Axis Communications

 

La diffusione delle energie rinnovabili cui si sta assistendo anche nel nostro paese era impensabile solo fino a qualche anno fa. Per i governi è quasi una scelta obbligata per diversificare il mix energetico, oltre che per migliorare la sicurezza dell’approvvigionamento di fronte alla domanda di energia in continua crescita e per alleggerire i bilanci dal peso dell’incidenza dei combustibili fossili, i cui costi continuano a crescere. A spingere in questa direzione è anche la crescente attenzione ai fattori ambientali e alla salute pubblica, che vede nella riduzione delle emissioni di C02 un miglioramento della qualità della vita, riduzione che a sua volta si traduce anche in vantaggio economico, evitando le multe per il mancato rispetto degli obiettivi di Kyoto. Per questi motivi le installazioni di impianti per lo sfruttamento delle energie rinnovabili stanno assumendo una crescente importanza strategica e dopo i pannelli fotovoltaici si registra una crescita considerevole degli impianti eolici.

 

I paesi emergenti come la Cina stanno investendo notevoli risorse nell’eolico, spinti dalla necessità di alimentare un’economia in crescita, dall’impegno nella riduzione del gas serra e dal sostegno delle politiche economiche, tant’è che la capacità eolica è raddoppiata nell’arco dell’ultimo lustro. Lo stesso sta avvenendo in India e le prospettive di crescita ulteriore sono molto favorevoli. A livello europeo è la Spagna ad essere il mercato più florido in termini di installazioni annuali, seguita da Germania e Francia. In Italia, nonostante il settore sia fortemente rallentato sia dai ritardi nell’emanazione dei decreti attuativi per la riforma degli incentivi all’energia verde prevista dal d.lgs. 28/2011, sia dal permanere di ostacoli storici, la nuova capacità eolica realizzata nel corso del 2011 risulta sostanzialmente in linea con i dati del 2010: 950 MW di nuove turbine eoliche installate e allacciate alla rete che portano la capacità eolica totale nazionale a 6.737 MW.

 

Ed è il Sud Italia a tenere alta la media nazionale, in primis la Puglia, mentre le regioni settentrionali e centrali restano stabili, ma le previsioni EWEA - European Wind Energy Association - parlano di un fattore di crescita di 2,7 di qui al 2020, seguito da un aumento della domanda di elettricità del 9%. Nonostante i parchi eolici rappresentino un approccio green alla questione energetica, si scontrano spesso con una scarsa accettazione sociale per l’influenza che esercitano sul valore storico e paesaggistico delle località in cui sorgono o per l’impatto acustico e sull’avifauna. Queste riluttanze possono in certi casi alimentare azioni di sabotaggio, che compromettono il funzionamento e l’efficienza dell’impianto. Se consideriamo anche i possibili danni causati da agenti naturali, l’integrazione di sistemi di sorveglianza e di sicurezza diventa indispensabile per la salvaguardia dell’investimento economico.

 

Proteggere un parco eolico: soluzioni tradizionali

 

Proteggere un parco eolico situato in una zona remota e critica significa proteggerne il perimetro e l’intera area, i dispositivi di produzione e le persone che vi accedono, oltre a controllare gli aspetti operativi come l’efficienza delle turbine e il sistema di manutenzione. Generalmente la sorveglianza di un parco eolico offre diverse sfide: in primis quelle legate al luogo in cui sorge, spesso isolato, lontano e non facilmente raggiungibile dalla proprietà o dalle forze dell’ordine; non meno critiche possono essere le condizioni climatiche poco favorevoli, sia nella stagione estiva che in quella invernale, e infine la presenza e il libero accesso degli animali selvatici. I sistemi tradizionali – come le barriere antintrusione microonde, i sensori microfonici antiscavalcamento e i sensori di calpestio – implicano compromessi non secondari in un contesto di parco eolico, dove in molti casi il perimetro non è neanche delimitato. Non meno importante è il fatto che consentono una verifica da remoto difficilmente riscontrabile.  

 

Quanto ai sistemi basati su telecamere analogiche con fari infrarossi, pur essendo più versatili nell’installazione, essi richiedono un’infrastruttura complessa perché ciascuna telecamera e ciascun faretto necessitano di un cavo di alimentazione che dev’essere collegato al punto di aggregazione dei flussi. Soprattutto, risulta difficile ottenere risultati affidabili in termine di qualità degli allarmi a causa delle variabili ambientali, in particolar modo agenti atmosferici e condizioni stagionali. Questi sistemi risultano pertanto non ottimali e nemmeno l’integrazione dei due rappresenta una soluzione ideale, non solo in termini economici ma anche perché - pur utilizzate in contemporanea - resterebbero due tecnologie indipendenti. La tecnologia di rete offre invece una soluzione efficace data dall’integrazione di telecamere termiche con software di analisi video e telecamere HDTV su un’unica piattaforma.

 

 

Continua sul prossimo numero…


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