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Decreto Sviluppo: una spinta alla sicurezza e al risparmio energetico

15/09/2012

La Redazione, in collaborazione con Assistal (Particolare ringraziamento va a Francesca de Gasperi, Responsabile dell’Area Economica e Centro Studi Assistal)

 

Una delle più importanti novità del “decreto Sviluppo” riguarda le misure fiscali a sostegno del settore dell’edilizia. Le agevolazioni fiscali legate agli interventi di recupero del patrimonio edilizio passano, infatti, dal 36% al 50% delle spese sostenute. E aumenta anche il limite massimo di spesa ammessa, che raddoppia da 48mila a 96mila euro per ciascun immobile. L’incremento dell’agevolazione è limitata nel tempo e varrà per circa un anno: sarà valida per tutte le spese sostenute dalla data di entrata in vigore del decreto (cioè il 26 giugno scorso) fino al 30 giugno 2013. Per usufruire di questa detrazione fiscale è necessario pagare tutte le spese con specifico bonifico bancario o postale e, ovviamente, essere in regola con tutte le concessioni e autorizzazioni in materia di edilizia previste dal proprio Comune o dalla Asl competente territorialmente. Non è invece più necessario, già dal 13 maggio 2011, inviare una preventiva “comunicazione di inizio lavori” al Centro operativo di Pescara dell’Agenzia delle Entrate. Tra gli interventi ammessi alla detrazione si annoverano anche quelli “relativi all’adozione di misure finalizzate a prevenire il rischio del compimento di atti illeciti da parte di terzi”, ossia i sistemi di sicurezza.

 

La detrazione Irpef riguarda le spese sostenute per eseguire gli interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria, le opere di restauro e risanamento conservativo e i lavori di ristrutturazione edilizia per i singoli appartamenti e per gli immobili condominiali (Lettere a), b), c) e d) del comma 1, articolo 3 del Testo Unico dell’Edilizia Dpr 380/2001). Per le parti comuni di edifici residenziali sono ammessi all’agevolazione Irpef tutti gli interventi: manutenzione ordinaria, straordinaria, restauro, risanamento conservativo. In caso di interventi su singole unità immobiliari residenziali di qualsiasi categoria catastale, anche rurali, e sulle loro pertinenze, sono ammessi alla detrazione solo gli interventi di manutenzione straordinaria, restauro, risanamento conservativo e ristrutturazione edilizia. La manutenzione ordinaria è quindi ammessa alla detrazione solo se riguarda parti comuni di edifici residenziali.

 

Interventi finalizzati alla security

 

Sono ammessi alla detrazione anche gli interventi “relativi all’adozione di misure finalizzate a prevenire il rischio del compimento di atti illeciti da parte di terzi”. Secondo la guida redatta dall’agenzia delle entrate (lett. H), “per atti illeciti si intendono quelli penalmente illeciti (per esempio, furto, aggressione, sequestro di persona e ogni altro reato la cui realizzazione comporti la lesione di diritti giuridicamente protetti). In questi casi, la detrazione è applicabile unicamente alle spese sostenute per realizzare interventi sugli immobili. Non rientra nell’agevolazione, per esempio, il contratto stipulato con un istituto di vigilanza. A titolo esemplificativo, rientrano tra queste misure: rafforzamento, sostituzione o installazione di cancellate o recinzioni murarie degli edifici; apposizione di grate sulle finestre o loro sostituzione; porte blindate o rinforzate; apposizione o sostituzione di serrature; lucchetti, catenacci, spioncini; installazione di rilevatori di apertura e di effrazione sui serramenti; apposizione di saracinesche; tapparelle metalliche con bloccaggi; vetri antisfondamento; casseforti a muro; fotocamere o cineprese collegate con centri di vigilanza privati; apparecchi rilevatori di prevenzione antifurto e relative centraline.

 

Oltre alle spese necessarie per l’esecuzione dei lavori, ai fini della detrazione è possibile considerare anche: le spese per la progettazione e le altre prestazioni professionali connesse; le spese per prestazioni professionali comunque richieste dal tipo di intervento; le spese per la messa in regola degli edifici ai sensi del DM 37/2008 - ex legge 46/90 (impianti elettrici) e delle norme Unicig per gli impianti a metano (legge 1083/71); le spese per l’acquisto dei materiali; il compenso corrisposto per la relazione di conformità dei lavori alle leggi vigenti; le spese per l’effettuazione di perizie e sopralluoghi; l’imposta sul valore aggiunto; l’imposta di bollo e i diritti pagati per le concessioni; le autorizzazioni e le denunzie di inizio lavori; gli oneri di urbanizzazione; gli altri eventuali costi strettamente collegati alla realizzazione degli interventi, nonché agli adempimenti stabiliti dal regolamento di attuazione degli interventi agevolati (decreto n. 41 del 18 febbraio 1998).

 

Interventi finalizzati alla safety

 

Tra gli interventi detraibili, si annoverano anche quelli finalizzati alla bonifica dall’amianto e alle opere volte ad evitare gli infortuni domestici. Secondo la guida dell’Agenzia delle Entrate, lett. G, con riferimento alla sicurezza domestica, non dà diritto alla detrazione il semplice acquisto, anche a fini sostitutivi, di apparecchiature o elettrodomestici dotati di meccanismi di sicurezza, in quanto tale fattispecie non integra un intervento sugli immobili (ad esempio non spetta alcuna detrazione per l’acquisto di una cucina a spegnimento automatico che sostituisca una tradizionale cucina a gas). L’agevolazione compete, invece, anche per la semplice riparazione di impianti insicuri realizzati su immobili (per esempio, la sostituzione del tubo del gas o la riparazione di una presa malfunzionante). Tra le opere agevolabili rientrano: l’installazione di apparecchi di rilevazione di presenza di gas inerti; il montaggio di vetri anti-infortunio; l’installazione del corrimano.

 

Interventi finalizzati al conseguimento di risparmi energetici

 

Tra gli interventi detraibili, si annoverano anche quelli finalizzati al conseguimento di risparmi energetici, che potrebbero dare una spinta allo sviluppo della domotica nel mercato residenziale. Questa ultima tipologia di interventi è stata aggiunta dal Decreto legge 201/2011 (convertito in Legge 214/2011), prevedendo l’inserimento nell’articolo 16-bis del Tuir la lettera h: “interventi relativi alla realizzazione di opere finalizzate al conseguimento di risparmi energetici, con particolare riguardo all’installazione di impianti basati sull’impiego delle fonti rinnovabili di energia. Le predette opere possono essere realizzate anche in assenza di opere edilizie propriamente dette, acquisendo idonea documentazione attestante il conseguimento di risparmi energetici in applicazione della normativa vigente in materia”. Tale lettera h doveva entrare in vigore a partire dal 1° gennaio 2013. Il Dl 83/2012 ha abrogato il rimando a gennaio. Ciò significa, in pratica, che a partire dal 26 giugno 2012 (data di entrata in vigore del decreto) si può ricorrere al nuovo 50% anche per le opere finalizzate al risparmio energetico e all’installazione di impianti a fonti rinnovabili.

 

Questi interventi sono validi per la detrazione anche in assenza di opere edilizie propriamente dette, acquisendo “idonea documentazione attestante il conseguimento di risparmi energetici in applicazione della normativa vigente in materia”. Tra le spese sostenute, sono oggetto di detrazione anche quelle di progettazione e per prestazioni professionali connesse all’esecuzione delle opere edilizie e alla messa a norma degli edifici. La detrazione spetta anche nel caso di acquisto di immobili facenti parte di fabbricati interamente ristrutturati o restaurati da imprese di costruzione e da cooperative edilizie, a condizione che l’alienazione o assegnazione dell’immobile avvenga entro sei mesi dalla data di termine dei lavori. In caso di ristrutturazioni con demolizione e ricostruzione, il beneficio fiscale si può ottenere solo nel caso di fedele ricostruzione dell’edificio. Sono quindi esclusi tutti gli interventi di ampliamento, anche quelli consentiti dal cosiddetto Piano Casa (art. 11 del Decreto legge 112 del 2008).

 

Requisiti e tetto di spesa

 

L’ agevolazione spetta fino a un massimo di spesa di 96.000 euro per singola unità immobiliare. Si noti che in questo caso viene posto un limite alla spesa complessiva (96.000 euro, che diventano, al 50%, 48.000 euro di detrazione massima), mentre nel caso delle detrazioni 55% per l’efficienza energetica la legge prevede dei massimi di detrazione e non di spesa. Nel caso in cui gli interventi realizzati in ciascun anno consistano nella prosecuzione di interventi iniziati in anni precedenti, ai fini del computo del limite massimo delle spese ammesse a fruire della detrazione si tiene conto anche delle spese sostenute nei diversi anni. Se gli interventi sono realizzati su unità immobiliari residenziali adibite promiscuamente all’esercizio dell’arte o della professione, oppure ancora all’esercizio dell’attività commerciale, la detrazione spettante è ridotta al 50%.

 

Chi può beneficiare

 

Sono ammessi a fruire della detrazione sulle spese di ristrutturazione tutti coloro che sono assoggettati all’imposta sul reddito delle persone fisiche, residenti o meno nel territorio dello Stato. Più in particolare possono beneficiare dell’agevolazione non solo i proprietari degli immobili ma anche tutti coloro che sono titolari di diritti reali sugli immobili oggetto degli interventi (locatari, usufruttuari, soci di imprese ecc.). In caso di persone fisiche, ha diritto alla detrazione anche il familiare convivente del possessore o detentore dell’immobile oggetto dell’intervento, purché sostenga le spese e le fatture e i bonifici siano a lui intestati. In pratica i soggetti che possono usufruire della detrazione sono molteplici (il proprietario, l’affittuario, oppure un familiare convivente dell’uno o dell’altro, ecc.), ovviamente non in modo cumulato.

 

Ragionevolmente saranno i soggetti con maggiori redditi tassati ad essere avvantaggiati dalla detrazione in fase di dichiarazione dei redditi. In caso di vendita dell’unità immobiliare sulla quale sono stati realizzati gli interventi, il venditore è libero di scegliere se continuare a usufruire della detrazione non utilizzata o trasferirla all’acquirente per i rimanenti periodi di imposta. La regola trova applicazione in tutte le ipotesi in cui si ha una cessione dell’immobile, anche nelle cessioni a titolo gratuito. In assenza di specifiche indicazioni nell’atto di trasferimento, la Circolare 19/E ha stabilito che le detrazioni residue competano all’acquirente. In caso di decesso dell’avente diritto, la fruizione del beneficio fiscale si trasmette, per intero, esclusivamente all’erede che conservi la detenzione materiale e diretta del bene.

 

Anni di detrazione, cumulabilità e compatibilità

 

La de trazione va ripartita in 10 anni. Il criterio cambia se a sostenere i costi sono anziani oltre i 75 anni, che hanno diritto a tempi più brevi. La cumulabilità si riferisce alla possibilità di ottenere più benefici per uno stesso intervento. La compatibilità si riferisce alla possibile convivenza, nello stesso periodo, di due incentivi che premiano interventi diversi anche se spesso attigui (ad esempio diversi interventi nell’ambito di una stessa ristrutturazione edile). La detrazione del 50% è cumulabile con le agevolazioni già previste sugli immobili oggetto di vincolo ai sensi del Codice dei beni culturali e del paesaggio (Dl 22 gennaio 2004, n. 42), ridotte nella misura del 50 per cento. La detrazione è invece compatibile con la detrazione fiscale del 55% per gli interventi di riqualificazione energetica degli edifici, a condizione che non riguardino la stessa tipologia di intervento per la quale si richiedono le detrazioni fiscali del 50%. Per fruire della detrazione Irpef 50% (ex 36%) sulle spese di ristrutturazione i contribuenti sono tenuti ad osservare una serie di adempimenti.

 

1)   Non è più richiesta la comunicazione di inizio lavori

 

Secondo quanto disposto dal Decreto legge 13 maggio 2011, n. 70, i contribuenti che intendono usufruire della detrazione del 50% (ex 36%), non dovranno più inviare al Centro operativo di Pescara dell’Agenzia delle Entrate la comunicazione preventiva di inizio lavori. Lo stesso decreto dispone che occorre “indicare nella dichiarazione dei redditi i dati catastali identificativi dell’immobile e se i lavori sono effettuati dal detentore, gli estremi di registrazione dell’atto che ne costituisce titolo e gli altri dati richiesti ai fini del controllo della detrazione e a conservare ed esibire a richiesta degli uffici i documenti che saranno indicati in apposito Provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle entrate.”

 

2)   La documentazione da conservare

 

Il provvedimento del Direttore dell’Agenzia del le Entrate n. 2011/149646 ha recepito quanto disposto dalla normativa nazionale, prendendo atto della soppressione dell’obbligo di invio della comunicazione preventiva di inizio lavori al Centro operativo dell’Agenzia delle Entrate di Pescara. Il medesimo provvedimento ha recepito anche l’obbligo di conservare a cura del contribuente e esibire in caso di controllo la seguente documentazione:

 

•     "le abilitazioni amministrative richieste dalla vigente legislazione edilizia in relazione alla tipologia di lavori da realizzare (Concessione, autorizzazione o comunicazione di inizio lavori). Nel caso in cui la normativa non preveda alcun titolo abilitativo per la realizzazione di determinati interventi di ristrutturazione edilizia comunque agevolati dalla normativa fiscale: dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà, resa ai sensi dell’art. 47 del Decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445, in cui sia indicata la data di inizio dei lavori ed attestata la circostanza che gli interventi di ristrutturazione edilizia posti in essere rientrano tra quelli agevolabili, pure se i medesimi non necessitano di alcun titolo abilitativo, ai sensi della normativa edilizia vigente.

•     per gli immobili non ancora censiti, domanda di accatastamento

•     ricevute di pagamento dell’imposta comunale sugli immobili, se dovuta

•     delibera assembleare di approvazione dell’esecuzione dei lavori, per gli interventi riguardanti parti comuni di edifici residenziali, e tabella millesimale di ripartizione delle spese

•     in caso di lavori effettuati dal detentore dell’immobile, se diverso dai familiari conviventi, dichiarazione di consenso del possessore all’esecuzione dei lavori

•     comunicazione preventiva indicante la data di inizio dei lavori all’Azienda sanitaria locale, qualora la stessa sia obbligatoria secondo le vigenti disposizioni in materia di sicurezza dei cantieri

•     fatture e ricevute fiscali comprovanti le spese effettivamente sostenute

•     ricevute dei bonifici di pagamento”.

 

Con la Circolare 19/E del 2011, nel caso di lavori su parti comuni, ogni condomino potrà detrarre la sua parte, anche se non è in possesso di copia di tutta la documentazione. “Per usufruire del bonus del 50%, infatti, basta disporre di una certificazione in cui l’amministratore di condominio attesta di aver adempiuto a tutti gli obblighi previsti e di essere in possesso della documentazione originale, indicando la somma di cui tenere conto ai fini della detrazione”. Nella dichiarazione dei redditi, “i singoli condomini devono limitarsi ad indicare il codice fiscale del condominio, senza riportare i dati catastali identificativi dell’immobile.

 

Ritenuta d’acconto del 4%

 

Il 1° luglio 2010 era stata resa obbligatoria la ritenuta 10% ai beneficiari dei bonif ici effettuati dai contribuenti per ottenere le detrazioni d’imposta del 55% o del 50% (ex 36%). La Legge 15 luglio 2011, n. 111, di conversione del Dl 6 luglio 2011, n. 98, all’articolo 23, comma 8 ha previsto una riduzione della ritenuta, dal 10% al 4%.

 

IVA e fatturazioni

 

La Finanziaria 2010 ha reso permanente il regime agevolato dell’iva al 10% per le prestazioni di servizi relativi a interventi di manutenzione, ordinaria e straordinaria, realizzati su immobili residenziali. In pratica si applica il 10% alla manodopera, mentre si applica il 20% ai prodotti acquistati. Tuttavia, se il fornitore dei beni e dei servizi è unico, come quasi sempre avviene, tutto l’importo può essere assoggettato al 10%. In quest’ultimo caso, l’Agenzia delle Entrate precisa che “qualora l’appaltatore fornisca beni di valore significativo l’aliquota ridotta si applica ai predetti beni soltanto fino a concorrenza del valore della prestazione considerato al netto del valore dei beni stessi. Tale limite di valore deve essere individuato sottraendo dall’importo complessivo della prestazione, rappresentato dall’intero corrispettivo dovuto dal committente, soltanto il valore dei beni significativi”. I beni significativi sono stati espressamente individuati dal decreto 29 dicembre 1999.

 

Si tratta di: ascensori e montacarichi; infissi esterni e interni; caldaie; videocitofoni; apparecchiature di condizionamento e riciclo dell’aria; sanitari e rubinetteria da bagni; impianti di sicurezza. Non si può applicare l’Iva agevolata al 10%: ai materiali o ai beni forniti da un soggetto diverso da quello che esegue i lavori; ai materiali o ai beni acquistati direttamente dal committente; alle prestazioni professionali, anche se effettuate nell’ambito degli interventi finalizzati al recupero edilizio; alle prestazioni di servizi resi in esecuzione di subappalti alla ditta esecutrice dei lavori. In tal caso la ditta subappaltatrice deve fatturare con Iva al 20% alla ditta principale che, successivamente, fatturerà la prestazione al committente con l’Iva al 10%, se ricorrono i presupposti per farlo. Per poter assoggettare ad aliquota agevolata la prestazione d’opera o l’acquisto di beni è consigliabile richiedere (da parte dell’azienda che presta l’opera) o fornire (da parte del committente) una dichiarazione di responsabilità per l’applicazione dell’Iva agevolata.

 

Fatturazione

 

Per usufruire dell’iva agevolata al 10% non occorre più indicare in fattura il costo della manodopera utilizzata separato da quello dei beni acquistati. Il Decreto legge n. 70 del 13 maggio 2011 ha soppresso l’obbligo di indicare in fattura il costo della manodopera. Quindi, fino al 13 maggio 2011 nelle fatture relative alle spese detraibili doveva essere indicato il costo della manodopera in voce distinta da quella delle apparecchiature e materiali impiegati. Dopo il 13 maggio 2011 tale indicazione non è più necessaria. Le fatture devono essere intestate allo stesso soggetto che richiede la detrazione.

 

Pagamento mediante bonifico

 

Le spese detraibili devono essere pagate tramite bonifico bancario o postale da cui risulti la causale del versamento, il codice fiscale del soggetto che paga e il codice fiscale o numero di partita Iva del beneficiario del pagamento. Come precisato dall’Agenzia delle Entrate con la Risoluzione 55/E del 7 giugno del 2012, se il bonifico non viene compilato con i giusti riferimenti utili alla banca o alle Poste per operare la ritenuta del 4%, la detrazione decade. I beneficiari devono allegare alla dichiarazione dei redditi dell’anno relativo ai lavori effettuati le fotocopie delle fatture e dei bonifici. Gli originali delle fatture e delle ricevute dei bonifici devono essere conservati ed esibiti a richiesta degli uffici finanziari.

 


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