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Top six della videosorveglianza italiana: n. 1 – qualità dell’immagine

03/09/2012

di Ilaria Garaffoni

 

A inizio d’anno IMS Research ha rilasciato la sua annuale “top ten” sui temi più caldi per la videosorveglianza a livello globale. Pur riferendosi a questo terrificante 2012, IMS ha usato toni entusiastici (in parte fisiologici in chi vende indagini di mercato, ma non sempre perfettamente calzanti con le situazioni dei singoli paesi interessati). Senza nulla togliere all’autorevolezza del noto analista britannico, a&s Italy ha quindi deciso di calare la top ten mondiale di IMS nello specifico del mercato italiano. Ne è uscita una curiosa “top six”, che però - non vogliatecene - potremo svelare solo a pubblicazione completata. Le risposte dei player italiani sono infatti state talmente tante, e tanto dettagliate, da non consentire un’unica pubblicazione per un’unica indagine, ma almeno sei indagini per i sei temi più caldi per la videosorveglianza in Italia. E’ quindi con piacere che vi presentiamo i risultati del primo tema valutato nella nostra a&s Italian videosurveillance top six: l’alta qualità delle immagini.

 

I produttori continuano ad alzare la posta sul fronte della potenza megapixel, ma aumentare i pixel non significa necessariamente migliorare la qualità delle immagini: in alcuni casi si ottiene addirittura il risultato opposto. Perché per fare qualità nell’immagine occorre valutare sì la risoluzione, ma anche i rapporti di compressione, la trasmissione, le interconnessioni, l’illuminazione, la distanza della scena, l’installazione del sistema e la banda disponibile. Il fatto è che non tutti lo sanno, che alcuni giocano sull’equivoco e che non pochi (soprattutto gli utenti) credono ciecamente alla gara del multimegapixel. E’ quindi essenziale riportare il fulcro del dibattito sulla vera qualità del video. Ma cosa determina realmente la qualità dell’immagine? È necessario fare più cultura sull’argomento? E prima ancora: è vero che le vendite di HD e megapixel stanno crescendo in Italia o l’attuale incertezza economica ha portato ad una battuta d’arresto?

 

Le vendite dell’HD in Italia

 

Per la maggioranza degli intervistati le vendite di megapixel sono in forte crescita, soprattutto se rapportate alle vendite di telecamere a risoluzione standard. Raffrontando le rilevazioni di a&s Italy ad inizio 2010, in meno di tre anni l’alta definizione sembra essersi pienamente affermata sul mercato italiano della videosorveglianza. Forse - complice anche la generale congiuntura - non c’è stato quel boom che ci si attendeva tre anni fa, ma le telecamere megapixel rappresentano oltre il 50% delle vendite di telecamere over IP, quindi sono senza dubbio il driver di crescita per la videosorveglianza IP. Seppur con qualche distinguo. Avverte infatti Andrea Natale, ADT Fire & Security: “le vendite sia di HD che di megapixel continuano a crescere soprattutto perché si è partiti da piccoli numeri, ma è la contrazione economica in generale, più che la risoluzione delle immagini, il driver principale di investimento. Per questo IMS riporta quasi 25 milioni di telecamere analogiche vendute contro i 6 milioni di over IP (standard + megapixel) e le 79 mila HD over Coax”. Per Maurizio Barbo (Milestone) l’attuale incertezza, paradossalmente, sta producendo l’effetto contrario ad una battuta d’arresto, ossia: “più c’è crisi, più sembra esserci richiesta di nuove features e alternative”.

 

Un fenomeno facilmente spiegabile, secondo Noelia Castillon Polo (Honeywell) perché “chi ha investito sull’IP desidera trarre il massimo beneficio installando i sistemi migliori, sia per il front end che per il back end. Così si focalizza sulle telecamere HD, che garantiscono qualità dell’immagine, video senza interruzioni e un’integrazione di base del controllo degli accessi”. L’interesse verso le telecamere megapixel è motivato anche dall’inquadramento di aree più grandi e dall’ingrandimento immagine sia in Live che Playback, ricorda Claus Rønning, Milestone. Del resto “la crescita non dipende più soltanto dal fattore risoluzione, quanto della serie di nuove applicazioni integrate al software delle telecamere” (Alberto Vasta, Mobotix). Secondo Matteo Scomegna (Axis) il 2012 ha segnato un passo notevole per la qualità d’immagine con l’avvento di nuove tecnologie che lavorano anche su risoluzioni non megapixel o HD, quindi non è tutto multimegapixel quello che luccica. In ogni caso “le vendite di telecamere HD stanno aumentando, anche grazie a un H.264 sempre più performante e all’incremento della potenza dei processori, che stanno seguendo la legge di Moore”.

 

Senza dubbio, quindi, il mercato HD in Italia è in crescita, anche perché le aspettative dell’utente finale sono state non di rado disattese dai sistemi di videosorveglianza a risoluzione standard. L’economia di scala ha fatto il resto riducendo i costi delle telecamere e portando nuove piattaforme software VMS sempre più performanti (Aldo Punzo, Bettini). Ormai le telecamere 1080p (o HD) sono considerate standard quando si parla di Megapixel, “poi ci sono aziende che puntano tutto sulla qualità d’immagine associata all’alta definizione e in grado di raggiungere risoluzioni fino a 20 Megapixel” - ricorda Nicola Noviello di Arecont Vision. Ma se è indubbio che le vendite di HD e Megapixel stiano crescendo, la crescita non è però sempre supportata da una reale necessità di dettaglio e qualità dell’immagine – rammenta Luigi Cavalieri Manasse (Diesis): “maggiore risoluzione richiede maggiore banda e un’adeguata struttura di rete. La scelta della risoluzione dovrebbe essere fatta in funzione di ciò che si deve riprendere”. Sulla stessa linea d’onda Denis Pizzol (Hikvision Italy): le telecamere megapixel non si prestano a un impiego incondizionato. Riteniamo vincente la proposta di una piattaforma dedicata alla videosorveglianza che coniughi in modo integrato la soluzione in alta definizione over IP con quella analogica tradizionale”.

 

Anche per Pierfelice Peirano (TW2) per ogni situazione c’è una giusta qualità dell’immagine: “se però si aumenta per ogni necessità e scendono i costi, la cosa è positiva”. Per Verint, spesso la scarsa conoscenza dell’infrastruttura porta ad un innalzamento della risoluzione non commisurato alle relative prestazioni di banda, storage ed infrastruttura necessaria. Anche perché la risoluzione Megapixel nativa della telecamera deve trovare completamento in opportuni algoritmi di compressione e relativi profili per poterne sfruttare al meglio la qualità, ottimizzando banda passante e capacità di storage – rammenta Alessandro Marcon, Pelco...E nel “colabrodo” delle infrastrutture italiane la faccenda si fa complicata. Per Luigi Bernardi (Bosch Security Systems) la richiesta di aumento della risoluzione è in parte una moda, così come l’incremento del numero di linee nelle telecamere standard: “occorre formare l’installatore perché acquisisca gli elementi per operare scelte adeguate alle necessità e all’impianto”. E qui veniamo alla secondo tema della nostra indagine: su chi occorre fare cultura?

 

Meno nozionismo, più professionismo

 

Sul fronte della produzione, tutti concordano che occorra fare maggiore cultura sul canale, quindi indirettamente sull’utenza finale, per elevare il knowhow sulle codifiche, sul modo non univoco della loro implementazione, sulla qualità del reparto ottico, oltre che di post processing sul segnale digitale (Filippo Tommasin, AMACAnet.it). Il punto è che esiste una spaccatura nel mercato e il discrimine sta proprio nella preparazione più o meno approfondita verso l’argomento HD: “la fascia alta del mercato (progettisti e installatori evoluti) conosce la tecnologia IP HD e vede una crescita delle vendite, mentre la fascia media e medio bassa ha conoscenze lacunose, quindi basa le scelte delle telecamere solo sulla quantità di megapixel” (Flavio Venz, Aasset Security Italia - distributore Grundig). Di conseguenza, la stessa utenza è spaccata in due. Secondo Nicola Noviello il mercato dell’IP sta crescendo rapidamente: al suo interno occorre distinguere tra i modelli in risoluzione 1.3 e 2 Megapixel, che stanno diventato molto popolari, e i modelli con risoluzione superiore, dove è necessario fare più cultura per far comprendere al system integrator/installatore, e di conseguenza all’utente finale, vantaggi e modalità per ridurre il costo totale di proprietà dell’impianto di videosorveglianza aumentando la risoluzione delle telecamere.

 

Ma il problema sembra prevalentemente risiedere nel canale: “gli installatori conoscono poco il mondo IP e valutano le telecamere solo in termini di Megapixel” (Ermanno Lucci, Daitem). E questo anche se i Pixel/mt non sono un valido indicatore di definizione, nitidezza e fruibilità dell’immagine (Luigi Brambilla, Project Automation). Peggio: in taluni casi (ad es. di notte) le telecamere ad elevata risoluzione offrono risultati peggiori di quelle a risoluzione standard (Diego Tajani, IndigoVision). Ma la colpa è anche di taluni produttori, che si lanciano in calcoli puramente matematici nel confronto tra standard e megapixel: “una 2 megapixel ha 5 volte i pixel di 1 D1, ma ha anche sensori meno sensibili a poco luce o variazioni di luce” - ammonisce Ely Maspero (March Networks). Insomma, meno matematica e più cultura pratico-operativa. O, per dirla in altro modo, meno nozionismo algebrico e più professionismo.

 

Appuntamento ad a&s Italy 17/2012, per la seconda “hit” della nostra top six: l’alta definizione su cavo coassiale, o HD sdi.


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