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Scuole sicure: un'opportunità di business?

10/03/2010

Non è bastato nemmeno il terremoto de L'Aquila (300 morti, molti dei quali studenti) a porre l'edilizia scolastica tra gli ambiti prioritari d'investimento governativo.
E' vero che la Finanziaria 2010 ha stanziato 300 milioni euro per la messa in sicurezza della scuole, ma è altrettanto vero che nemmeno la metà degli edifici scolastici risulta ad oggi dotato di certificazione di prevenzione antincendio e che una scuola su due opera in strutture vecchie, spesso malsane e fatiscenti, com'è vero che oltre 15.000 istituti necessitano di manutenzione immediata.

Questi i dati che emergono dall'Ecosistema Scuola 2009 di Legambiente, ad oggi l'unico strumento di monitoraggio disponibile sull'universo scolastico italiano, nonostante la cronaca abbia ampiamente posto l'accento sullo stato di emergenza in cui versano le nostre strutture. E questo nonostante nel 2009 proprio le scuole con capienza maggiore di 100 persone siano state nel mirino delle verifiche dei Vigili del Fuoco, cui ogni anno (d.lgs 139 del 2006) il Ministero dell'Interno assegna determinate attività da controllare in maniera più sistematica. Secondo Legambiente, solo il 43,71% delle scuole italiane è infatti provvisto di certificazione di prevenzione antincendio e sono ancora poche le strutture provviste di scale di sicurezza (56,72%). Molto più diffuse, fortunatamente, le porte e le maniglie antipanico (presenti nel 91,55% degli istituti) e le prove d'evacuazione, che vengono effettuate regolarmente dal 95,03% delle scuole. Tuttavia il 55,62% degli edifici scolastici è stato costruito prima del 1974 e il 38,14% degli ambienti necessita di interventi urgenti di manutenzione. Ma la mancanza di una regia nazionale e di una programmazione regionale non permettono di stabilire la priorità degli interventi e nemmeno di quantificare i finanziamenti necessari per intervenire. Oltre al fatto che, con la dieta dimagrante imposta alla Pubblica Amministrazione dalla recessione, i fondi si sono ridotti all'osso. Tuttavia le norme esistono, e da ben prima della crisi.

Quadro Normativo

In materia antincendio, il DM del 26 agosto 1992 stabilisce che tutte le scuole debbano essere dotate di estintori portatili (minimo due per piano) e di un sistema di allarme - con caratteristiche variabili in base alla capienza dell'edificio - per allertare alunni e docenti in caso di pericolo. Infine, la norma impone la predisposizione di impianti di rivelazione ed estinzione incendi (con modalità diverse in base alle dimensioni e alla complessità dell'edificio, nonché al carico d'incendio nelle aree a maggior rischio). A questi presidi tecnologici, si aggiungono le misure di esercizio obbligatorie, articolate nell'individuazione di un piano di emergenza e nella previsione, almeno due volte l'anno, di prove di evacuazione. Tuttavia i sistemi più venduti restano quelli a segnalazione manuale, quindi tipicamente di evacuazione: "raramente viene realizzato un sistema di rilevazione attiva estesa a tutto l'edificio (GE Security, ora UTC fire and security, a United Technologies company). Ma il rischio incendio non è l'unico: in moltissimi casi, le scuole sono situate in prossimità di zone inquinate o a rischio (nel 6,71% dei casi vicino ad antenne ed emittenti radiotv; nel 6,39% vicino ad aree industriali, nel 4,03% vicino ad elettrodotti ad alta tensione, mentre nell'11,83% delle scuole è certificata la presenza di amianto). E c'è anche la questione del radon, un gas radioattivo presente nel suolo e nei materiali da costruzione che tende a diffondersi negli ambienti. In caso di alta concentrazione, occorre primariamente aumentare la ventilazione, ma esistono anche tecnologie per isolare i gas. Le amministrazioni tuttavia si limitano a segnalare i casi sospetti. E' una questione di soldi, si dirà. Ma è davvero così?

Edilizia scolastica: i finanziamenti

In verità parecchi milioni di euro sono stati destinati alla messa in sicurezza delle scuole, a partire dal "Patto per la sicurezza nelle scuole" siglato dal Ministero della Pubblica Istruzione del Governo Prodi e amministrazioni locali. L'accordo, in attuazione della Finanziaria 2006, destinava alle scuole 940 milioni di euro da ripartire nel triennio 2007/2009. Nel 2007 si sono poi aggiunti 300 milioni di euro per la sicurezza degli edifici scolastici a rischio sismico. Successivamente il protocollo d'intesa firmato con l'Inail ha stanziato altri 100 milioni di euro per la sicurezza nelle scuole, in particolare per abbattere le barriere architettoniche nelle scuole secondarie di primo e secondo livello. La finanziaria 2008 ha poi stanziato 60 milioni di euro tratti dai risparmi delle "spese della politica" (20 milioni all'anno da ripartirsi nel triennio 2008/2010) destinati ad interventi di adeguamento strutturale e antisismico e alla costruzione di edifici sostitutivi di quelli a rischio sisma. Nel decreto sulla scuola, divenuto Legge n.169/08, all'art.7 bis viene infine rivolto all'edilizia scolastica il 5% delle risorse del Programma delle infrastrutture strategiche.
A marzo dell'anno scorso, il Cipe (Comitato interministeriale per la programmazione economica) ha poi dato il via libera a un pacchetto di 17,8 miliardi per le opere infrastrutturali, ai quali si è aggiunto 1 miliardo per l'edilizia scolastica. E' stato infine rinnovato il protocollo di intesa Ministero della Pubblica Istruzione/Inail, che ha attivato un ulteriore piano di finanziamento per un importo di 100 milioni di euro per l'adeguamento a norma delle scuole di primo e secondo grado. E siamo all'oggi. La Finanziaria 2010 stanzia complessivi 300 milioni euro per la messa in sicurezza e l'adeguamento antisismico delle scuole. Sono certamente briciole rispetto alle reali esigenze, ma l'opportunità si profila interessante per chi produce sicurezza: parliamo di 42.000 edifici che necessitano di manutenzione straordinaria ed ordinaria, di messa a norma, di bonifica. Tra l'altro, dopo una serie di proroghe, le scuole sono ora costrette a pagare il conto. Una legge del 1999 prevedeva infatti il completamento della messa in sicurezza degli edifici a rischio entro il 2004. Poi una serie di rinvii, dovuti alla mancanza di finanziamenti, ha slittato l'adeguamento fino allo scorso dicembre, quando la proroga è scomparsa e sono cominciate le sanzioni. E ben salate: si parte da qualche centinaio di euro per la mancanza di un estintore, figuriamoci il resto. Ma se questi sono i profili normativi e se questa è la copertura finanziaria, perché la fornitura di apparecchiature (imposte per legge) è sempre così complicata? Secondo l'indagine di A&S Italy, la maggiore difficoltà nel proporre tecnologie di sicurezza agli istituti scolastici risiede nella costante incertezza nel reperimento di fondi da parte delle amministrazioni, che di fatto hanno le mani legate su vari profili finanziari. Segue una tuttora forte difficoltà a far percepire agli interlocutori che la sicurezza rappresenta - a breve e lungo termine - un beneficio per l'istituto scolastico e non una mera voce di costo. Terzo elemento frenante, spesso legato al secondo, è la generale difficoltà ad interloquire con funzionari competenti in materia di sicurezza, che può portare in ultima sede alla scelta di apparecchiature inadeguate o eccessive rispetto ai rischi rilevati nella struttura. Capita addirittura che gli istituti avanzino richieste tecnicamente impossibili o, peggio, contrastanti con le norme di legge, come la privacy. Poco sentita, invece - e fortunatamente, visto che le imprese muoiono non solo per debiti, ma anche per crediti, la difficoltà a farsi corrispondere il dovuto una volta completato il lavoro. E' già un buon risultato, visto che i fornitori di servizi per le amministrazioni, soprattutto centrali ma anche locali, si trovano spesso a fronteggiare ritardi anche fino a 800 giorni.

C'entra la recessione?

"Il settore della sicurezza attiva non sta vivendo un momento favorevole, in quanto vittima della generale recessione dell'economia nazionale ed internazionale" - dichiara Franco Dischi, presidente di Assosicurezza - La domanda continua a stagnare per la generale contrazione degli investimenti in edilizia, i limitati investimenti delle aziende private e le poche risorse disponibili di enti locali e in generale della Pubblica Amministrazione che dimostra molta attenzione solo verso le soluzioni di controllo del territorio e dei luoghi pubblici". Tuttavia "l'edilizia scolastica rappresenta una delle grandi opere su cui investire anche in chiave antirecessione" – ha dichiarato Vanessa Pallucchi, responsabile Legambiente Scuola e Formazione. E allora quali campagne potrebbe sostenere l'industria di settore al fine di promuovere la sicurezza negli istituti scolastici e far partire questo volàno economico ed occupazionale? La maggioranza degli intervistati ha proposto campagne informative per alunni e insegnanti (volumi, opuscoli, etc) e lezioni di sicurezza gratuiti per i funzionari/buyer. In terza istanza sono state proposte campagne di sensibilizzazione a matrice premiante (ad esempio la messa in palio di attrezzature per le scuole che si mostrano più attente al tema sicurezza). Ma la richiesta più sentita è tuttora rivolta al decisore politico: servono normative più stringenti e aggiornate, capaci di adeguare la domanda di sicurezza negli istituti scolastici all'evoluzione tecnologica che da tempo si è sviluppata all'interno del settore.

A cura della Redazione


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