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IP: arriverà prima il ferro da stiro della videosorveglianza?

17/07/2012

di Federico Lagni, Executive Manager di www.areanetworking.it

La videosorveglianza è tra i pochissimi settori tecnologici che ancora non è completamente migrata verso l’IP. Il fatto è bizzarro, soprattutto se si pensa che l’IP è ormai entrato di prepotenza anche nelle tecnologie ad uso domestico, dalla TV WiFi con applicazioni Internet al ferro da stiro (non è una battuta!). Del resto, l’intero comparto tecnologico – che va, appunto, dal ferro da stiro della signora Maria alla videosorveglianza nelle sue più alte espressioni - esige una standardizzazione della piattaforma su cui far viaggiare e dialogare le varie componenti. L’IP è l’unico standard de facto, non ha rivali. Allora cosa stiamo aspettando? Presto, che è tardi!

Questo era del resto il titolo del mio intervento all’ultima edizione di IP Security Forum (Bologna, 29 marzo): “Security Convergence, presto che è tardi”. Dal momento che il titolo deve esprimere il nocciolo del contenuto, ammetto di aver fatto poca fatica ad idearlo. E’ risaputo infatti che nel mondo della sicurezza siano in corso dei cambiamenti assolutamente non trascurabili. Al di là della security, nell’intero settore tecnologico il filo conduttore è quello di avere una standardizzazione della piattaforma su cui basare tutte le tecnologie. In questo, l’IP è assolutamente uno standard de facto e ad oggi, dati alla mano, sembra proprio non avere “rivali”. In tutto ciò, la convergenza ha un ruolo chiave: migrare, se pur progressivamente, tutte le soluzioni tecnologiche verso un’unica piattaforma, abbandonando quindi sistemi tradizionali e spesso obsoleti. Questo passaggio, spiacerà a qualcuno, è obbligato.

L’IP è già nel B2C...e il B2B?!

Negli ultimi anni l’IP è subentrato in tantissimi ambiti d’applicazione ed è arrivato anche nelle case. Una TV WiFi con moltissime applicazioni Internet al suo interno ed in grado di dialogare in IP con gli altri dispositivi di rete non è un’utopia, ma una realtà. L’IP è quindi già arrivato nel mercato B2C, mentre in alcuni casi nel B2B è ancora “latitante”. Com’è possibile? Parliamo di un settore molto vicino a chi ci legge, come la videosorveglianza. Centinaia e centina di installatori operano ogni giorno in un mercato potenzialmente fertile e ricettivo nei confronti dell’innovazione tecnologica, offrendo però soluzioni spesso tradizionali ed alcune volte addirittura obsolete.

Di per sé si può affermare che anche il “tradizionale” è di certo limitante, in quanto preclude l’utilizzo di determinate features e l’integrazione con altri sistemi ICT esistenti in casa cliente. Non integrare nel 2012 significa perdere importanti vantaggi, tra cui anche l’ottimizzazione dei costi. Inutile negare come questo sia sempre più fondamentale. Quanto però è sempre più inevitabile è la prepotenza (con accezione positiva) dell’IP ed il fatto che all’interno delle imprese la figura del Security Manager sarà sempre più unificata. La sicurezza fisica e quella su IP si avvicineranno sensibilmente e questo farà cadere il senso di due ruoli distinti. D’altra parte, si pensi che oggi all’interno delle organizzazioni anche gli stessi rischi sono convergenti e tali devono essere anche le azioni da svolgere per contrastarli e prevederli.

Migrare, dolce migrare

Da qualunque angolazione la si veda, la migrazione è un dato di fatto, certo ed incontrovertibile. Come non farsi schiacciare da questo processo? Occorre una forte presa di coscienza: per chi è abituato al tradizionale, passare all’IP necessita di convinzione e soprattutto di formazione. Sarà impossibile assimilare e mettere in pratica un concetto senza conoscerlo. E sarebbe un vero peccato perdere questo treno, perché tutti gli indicatori vedono l’IP come la chiave di volta per passare da un modello di business legato al mero costo delle apparecchiature (che tende al ribasso), ad un modello evoluto che offre valore aggiunto, permettendo di fidelizzare il cliente potenzialmente a vita.

Tra l’altro, le indagini rilevano che quasi tutte le aziende sono pronte a stanziare un budget per sviluppare/implementare la rete IP e la sua sicurezza, quindi per chi propone sistemi di videosorveglianza, l’upgrade di rete potrebbe diventare un’interessante occasione di business. E soprattutto: se non saranno gli installatori di sicurezza a proporre la videosorveglianza IP, saranno gli operatori dell’IT a farsi avanti, e con politiche di prezzo molto aggressive. Ecco perché è tardi, ed il ritardo non è ascrivibile solo agli installatori, ma anche ai consulenti e talvolta ai system integrator. E’ vero che l’Italia è uno dei paesi che prima degli altri ha iniziato l’installazione di sistemi di videosorveglianza.

E’ vero che oggi il parco installato supera quello degli altri paesi europei ed è ancora funzionante, quindi difficile da rimuovere. E’ vero, ancora, che le infrastrutture presenti in Italia non favoriscono i flussi di grandi quantità di dati. Ma è altrettanto vero che solo chi si formerà sull’IP sarà in grado di innovare le imprese e di competere sul mercato: tutti gli altri rimarrann o indietro e prima o poi pagheranno questo rifiuto. Non lasciate che la videosorveglianza si faccia superare dal ferro da stiro: il futuro è nelle vostre mani.



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