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Domotica: tecnologia inclusiva

01/02/2012

di Elvy Pianca

Home automation e disabilità: l'esempio di una soluzione studiata per una ragazza tetraplegica ci fa riflettere su come la tecnologia possa e debba fare ancora molto per aiutare chi non può compiere nemmeno i gesti più banali. Non stiamo parlando di pochi sfortunati, ma di oltre 6 milioni di italiani che potrebbero vivere in case più sicure, confortevoli e "a loro misura". Oggi, è nata una nuova disciplina, che si chiama proprio "assisted living". Perché la cosiddetta "domotica" non è solo per i ricchi, ma può svolgere un ruolo "socialmente utile" per migliorare la qualità della vita dei diversamente abili e dei loro familiari. Le risorse tecnologiche ci sono, però restano ancora tante difficoltà.

In ossequio al politically correct, oggi li chiamiamo disabili - una sintesi di "diversamente abili". Ma dietro questo appellativo si nascondono persone che vivono piccole e grandi tragedie quotidiane, persone che incontrano difficoltà che potrebbero essere minimizzate con l'aiuto della tecnologia, con l'automazione delle case e degli uffici in testa. Tra l'altro la disabilità è un fenomeno più ampio di quanto si possa immaginare. Gli ultimi dati ufficiali risalgono all'indagine ISTAT sulle Condizioni di salute e il ricorso ai servizi sanitari del 2004-2005, informazioni non certo aggiornate che ci presentano tuttavia un panorama allarmante: nel nostro Paese, i disabili sarebbero 2 milioni 609mila, pari al 4,8% della popolazione. Le stime sono basate sui cittadini di oltre 6 anni che vivono in famiglia; si tratta comunque di valori parziali, perché riferiti alle persone che hanno dichiarato di avere una totale mancanza di autonomia per almeno una delle funzioni essenziali della vita quotidiana. Ma se si considerano le persone che hanno manifestato difficoltà nello svolgere tali attività, il numero sale a 6 milioni e 600 mila, il 12% della popolazione. Numeri allineati a quelli dei Paesi industrializzati, ma che tralasciano i disabili mentali, molti dei quali sono in grado di svolgere le attività fisiche essenziali. Per queste oltre 6 milioni di persone la tecnologia ha già fatto molto, ma può fare ancora di più.

Vi presentiamo, a titolo esemplificativo, una soluzione di home automation realizzata per una ragazza di 26 anni di Bergamo diventata tetraplegica a seguito di un incidente sul lavoro. Il progetto è stato realizzato da LivingTech e Mobotix con il supporto del distributore C&D Elettronica ed è interamente finanziato dall'INAIL. Il sistema installato, che abbina la sicurezza per il disabile e i suoi familiari e il comfort, consente di gestire, in completa autonomia, oltre cinquanta funzionalità mediante un iPod touch che può essere indossato al polso o al collo, Sull'iPod è stata installata HiDOM, una App a tecnologia Mobotix sviluppata basandosi proprio sui problemi che incontra un disabile nella vita quotidiana. Partiamo dalle esigenze legate alla sicurezza: attraverso la connessione a un sistema wireless di cinque telecamere, una in ogni stanza della casa, tranne nel bagno, e a un videocitofono, il sistema consente di accedere, 24 ore su 24 e in tempo reale, alle immagini di tutte le stanze, del giardino e del perimetro esterno. L'accesso per il disabile avviene attraverso l'iPod, mentre i familiari e il personale sanitario possono visualizzare le immagini via Internet. Inoltre il sistema, che non si appoggia a una centrale di controllo, può inviare degli alert sul telefonino, PC o altro dispositivo mobile ogni volta che vengono registrati dei movimenti nelle zone preimpostate. L'integrazione dei microfoni all'interno delle telecamere e dell'HiDOM, poi, permette non solo il contatto bidirezionale del video, ma anche dell'audio, in modo da garantire sempre la sicurezza del disabile e non farlo sentire isolato.

Grazie al videocitofono, dotato di una telecamera IP incorporata, la ragazza può interagire con chi suona al cancello o al portone di casa, visualizzando le immagini dei visitatori sul proprio iPod, interagendo con loro in tempo reale e controllando, ovunque si trovi, una serie di azioni elettromeccaniche come, ad esempio, quella di aprire il portone attraverso un pulsante touch screen sul display del dispositivo mobile. Le telecamere, inoltre, incorporano dei sensori per il rilevamento della temperatura ambientale: in questo modo, è possibile visualizzare sull'iPod la temperatura esterna prima di uscire, ma anche controllare da remoto, ad esempio, la temperatura del locale dedicato alla fisioterapia o ad altre attività. Il sistema non consente solo il controllo, in piena autonomia, del microclima, ma anche dell'impianto luci, di finestre, persiane e scuri, del televisore e del Media Center, che gestisce video, immagini, fotografie e musica. Insomma, una soluzione di home automation applicata alla disabilità e resa possibile da una tecnologia che, come nota Riccardo Comper (titolare di LivingTech) ha come propri punti di forza "l'affidabilità funzionale basata su web server integrato, nonché la possibilità di fruizione, oltre alla webcam propriamente detta, anche di microfono, altoparlante, sonda di temperatura, controllo automatico del video motion e altre funzionalità facenti parte del sistema".

Nuovi scenari

Di solito, le soluzioni di domotica per disabile si applicano a strutture particolari, come gli ospedali o le residenze assistite. Qui, invece, abbiamo di fronte una casa come tante altre. Si aprono quindi degli scenari nuovi per tutte le persone diversamente abili che vivono in residenze non specialmente attrezzate."Le tecnologie domotiche possono produrre accessibilità e sono esse stesse accessibili anche per le persone disabili che vivono in comuni abitazioni. HiDOM è una App basata sui dispositivi mobili di Apple (oggetti usati nel mondo da milioni di persone, normodotate e non) che risponde egregiamente alle finalità di una nuova disciplina che in Europa è comunemente identificata col termine "Assisted Living", spiega ancora Comper. Un nuovo scenario che si scontra con l'idea, ancora ampiamente diffusa, che la domotica resti "roba da ricchi" e adatta solo per ville di lusso o appartamenti ultramoderni. Non è così e, soprattutto, non sarà così in futuro. Perché le soluzioni di questo tipo sono basate su un'infrastruttura tecnologica tale che rende possibile l'acquisto di un "servizio" anche in un momento successivo e, quindi, una sorta di rateizzazione delle spese. Nel caso specifico di Bergamo, il sistema è stato finanziato dall'INAIL, ma la singola soluzione viene di volta in volta tarata non solo sulle esigenze personali, ma anche sul budget di spesa e, ormai, anche se non siamo ancora al do it yourself degli americani, bisogna riconoscere che, comunque, le offerte iniziano a essere diverse anche nel prezzo.

Pare brutto parlare di soldi ma anche questa è una faccia della medaglia. E nel rovescio della stessa ci sono anche le tante difficoltà che si incontrano nell'installare soluzioni di questo tipo. In primo luogo, comprendere le esigenze non solo del disabile, che sono le più importanti, ma anche quelle dei familiari e degli operatori sanitari e cercare di integrarle tra loro. Quest'ultima parola non è stata usata a caso, perché, purtroppo, nell'home automation di tutti i tipi, anzi, nell'automazione in generale, l'integrazione tra i diversi sistemi e dispositivi resta l'anello debole dell'intera catena, quello che rischia di far crollare tutto. Restiamo al caso delle persone diversamente abili: gli ausili e i supporti tecnologici sono ormai tantissimi e, non a caso, fioriscono le fiere e le rassegne dedicate a questo particolare segmento. Ma farli interagire insieme, come nella soluzione che vi abbiamo presentato, resta un'impresa in troppi casi insormontabile. Eppure, anche qui, le tecnologie ci sarebbero: basterebbe usarle (bene). Perché la sicurezza, il comfort, il benessere sono un diritto per tutti. Se aggiungiamo anche il recupero dell'autostima e il miglioramento della qualità della vita di una persona disabile, questo diritto dovrebbe diventare un dovere.


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