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Mezzi Forti: scenario attuale e trend di sviluppo

18/01/2012

di Franco Miller, Esperto internazionale di serrature e sistemi di chiusura e controllo per mezzi forti e socio del Centro Studi per la Sicurezza ItaSForum

 

Le vecchie norme ANIA classificavano i mezzi di custodia, secondo le caratteristiche di difesa e movimenti di chiusura e peso, in: armadi di sicurezza; armadi corazzati; casseforti a muro; casseforti di grado A; casseforti di grado B; casseforti di grado C. A queste classificazioni corrispondevano livelli di premio e massimali assicurativi valutati sulla base di criteri generici, che poggiavano unicamente sulla professionalità e correttezza del costruttore. All'inizio degli anni 90, emerse l'inaffidabilità della metodologia empirica fino ad allora adottata e venne istituito l'ISAPRE (Istituto Assicurativo per la Prevenzione), che affidò il compito all'ICIM (Ente di Certificazione Italiano indipendente, fondato a Milano nel 1988 come Istituto di Certificazione Industriale per la Meccanica), che a sua volta diede vita all'ASSOICIM, Associazione che promuove lo sviluppo del Sistema Italia attraverso la cultura della Qualità. Da lì partì un interessante percorso per i mezzi forti.

 

Secondo la Direttiva Europea 98/34/CE del 22 giugno 1998, una "Norma" è la specifica tecnica approvata da un organismo riconosciuto a svolgere attività normativa per applicazione ripetuta o continua, la cui osservanza non sia obbligatoria e che appartenga ad una delle seguenti categorie. Per la qualità dei prodotti non elettrici, a livello mondiale le norme IS0 (International Organization for Standardization) garantiscono compatibilità tra sistemi sviluppati in diverse aree geografiche; a livello europeo le norme CEN (Comité Européen de Normalization) producono norme denominate EN (European Normalization) recependole da ISO. A livello nazionale l'UNI (Ente Nazionale di Unificazione) recepisce le norme di livello superiore, ne cura la pubblicazione e la diffusione ed elabora norme tecniche su questioni di chiara esigenza nazionale. UNI collabora con gli Enti di Normazione degli altri Paesi, in particolare ISO e CEN, nell'ambito dei quali rappresenta e tutela gli interessi nazionali. L'attività di normazione consiste quindi nell'elaborare - attraverso la partecipazione volontaria, la consensualità e con procedure di trasparenza - dei documenti tecnici che, pur essendo di applicazione volontaria, forniscano riferimenti certi agli operatori e possano pertanto avere una chiara rilevanza contrattuale. Frequentemente l'argomento trattato dalle norme ha un impatto così determinante sulla sicurezza dei lavoratori, dei cittadini o dell'ambiente, che le Pubbliche Amministrazioni fanno ad esse riferimento, richiamandole nei documenti legislativi e attribuendo, così, livello di cogenza.

 

Nel 1990 il Comitato Europeo di Normazione (CEN) ha creato nell'ambito del Comitato Tecnico 263 (TC 263) un gruppo di lavoro (WGI) con l'obiettivo di elaborare una Norma Europea per la classificazione delle casseforti e camere corazzate. Oggi, di fatto, in tutti i maggiori paesi CEE tale Norma UNI EN 1143-1 (impostata secondo rigidi criteri che garantiscono la sicurezza in base a impegnative prove che il mezzo deve superare per ottenere la certificazione) è già interamente applicata. La norma consente di classificare i mezzi di custodia in 14 gradi di resistenza crescenti, dal grado 0 al grado XIII, mediante prove soggettive, eseguiti cioè da operatori esperti presso laboratori specializzati. Sulle casseforti dal grado 0 al grado X vengono eseguite due tipi di prove, una di accesso parziale e una di accesso totale, che generano due distinti valori di resistenza (RU), ai quali corrisponde un determinato grado di resistenza. Il grado di resistenza complessivo della cassaforte corrisponde al minore dei gradi ottenuti e prevede la classificazione delle casseforti in 10 classi, da 1 a 10 in ordine di resistenza crescente, in base ai risultati di due prove, ancora a carattere soggettivo, che prendono in esame due casi: accesso parziale (esecuzione, attraverso le difese, di un'apertura tale da far passare un blocco di prova); accesso totale (esecuzione, attraverso le difese, di un'apertura tale da far passare un blocco di prova assai maggiorato, oppure asportazione totale del battente del mezzoforte o rimozione di una cassaforte da parete dal suo alloggiamento.

 

Nel caso la cassaforte sia sottoposta anche alla prova esplosiva, tale test è indicato dalla sigla EX. Inoltre se il peso della cassaforte risulta minore di 1000 Kg, è prevista anche una prova sull'ancoraggio. Inoltre L'ICIM, per quanto attiene la fabbricazione nazionale, ha creato regole particolari (70R002) che prevedono, in aggiunta alle prove UNI EN 1143-1, due prove oggettive di penetrazione eseguite con macchine per compensare la soggettività insita nelle prove condotte dall'uomo. Tali prove vengono realizzate tramite l'utilizzo di una massa battente e di un cannello ossiacetilenico mosso tridimensionalmente da un sistema computerizzato, al fine di garantire effettiva riproducibilità dei risultati. Nella prova con mazza occorre forzare un cuneo, tramite una mazza da 50Kg che cade da circa 2 metri, attraverso le difese della cassaforte. Nella prova con cannello automatico occorre realizzare un foro con cannello ossiacetilenico automatico asservito ad un computer. Il superamento delle prove oggettive, oltre a quelle già previste dalla norma europea, consente di classificare il mezzo di custodia secondo gradi crescenti espressi con lettere dell'alfabeto greco da alfa a Eta. Prerequisito per ottenere la certificazione è il Sistema di Qualità Aziendale applicato, per dare garanzia che tutte le casseforti prodotte possiedano le stesse caratteristi che di quelle testate. L'ente di certificazione esegue visite periodiche di controllo presso lo stabilimento e sul prodotto. La cassaforte certificata deve essere dotata di apposita etichetta, inamovibile e inalterabile, dalla quale risulti: nome o marchio dell'azienda ed identificazione dell'unità produttiva; data di fabbricazione; normative di riferimento e grado di resistenza.

 

Le casseforti ed in genere tutti i mezzi di custodia di attuale produzione hanno requisiti di resistenza relazionati al loro impiego. A seconda dei paesi, esistono norme che ne classificano il grado di resistenza in relazione al tipo di impiego. Infatti si è di molto ampliata la gamma dei cosiddetti mezzi di custodia valori (Bancomat, Cash-in Cash-out, Passavalori, Casse continue, Casseforti temporizzate per uso cassa), fino ai Furgoni blindati per trasporto valori. Sotto il profilo criminologico occorre osservare il netto decremento dell'asportazione dei mezzi, grazie ai sistemi di ancoraggio e degli attacchi con mezzi perforanti dotati di grandi potenzialità offensive, termiche e meccaniche, vanificati dalla vasta gamma di dispositivi elettronici di protezione disponibile. Un problema rilevante è la sicurezza dei Bancomat, la cui trattazione dovrebbe essere oggetto di un articolo a parte. Vale sempre il principio che il mezzo di custodia deve essere adeguato al tipo d'impiego cui è destinato, ed altrettanto devono essere le protezioni complementari che ne integreranno la sicurezza. Per quanto concerne le rapine, che devono essere condotte con estrema rapidità, si è opposto l'impiego delle bussole antirapina, che impongono rallentamento e impossibilità d'introduzione di armi da fuoco, consentendo però il passaggio di armi finte, taglierini, siringhe - a loro volta fronteggiate, all'interno della banca o di altre strutture merceologiche similmente critiche, da sistemi di chiusura e controllo temporizzati dei mezzi forti (Time-Delay) regolabili da 2 a 99 minuti, con l'invio di un segnale silenzioso ad una centrale operativa con individuazione dell'operatore e memoria eventi.

 

I mezzi di chiusura

 

L'impiego delle moderne serrature multi funzione consente la disponibilità di molteplici parametri che rendono estremamente difficoltosa l'apertura fraudolenta ed eventuali atti di infedeltà, lasciando ampia traccia dell'evento di danno. Sono oggi disponibili sistemi di chiusura "intelligenti" integrati, che possono essere telecontrollati e che trasformano il mezzoforte in periferica del sistema di supervisione, offrendo la possibilità di interagire sullo stesso mezzo da parte di più utenti; differenziare le competenze fra operatori abilitati; prevedere l'antimanipolazione elettronica, l'allarme anticoercizione, Time delay multipli e regolabili e Time-locks multipli e programmabili; di integrare i sistemi di riconoscimento (tipo chiavi Dallas dotate di chip capace di oltre 250.000 miliardi di combinazioni); di prevedere una scadenza programmabile dei codici assegnati ad utenti; di prevedere un codice dinamico, per servizio prelievo valori; di prevedere una multiserratura, con capacità di pilotare fino a 5 differenti serrature totalmente indipendenti nelle loro funzioni; di prevedere una memoria eventi capace di oltre 900 operazioni; di remotizzare gli eventi e la gestione senza cablaggio; di prevedere applicazioni custom.

 

E' evidente che le serrature hanno assunto, con l'impiego dell'elettronica, una funzione di assoluto rilievo nel panorama dei moderni mezzi di custodia, nei loro diversi impieghi. Presentano l'innegabile vantaggio di consentire l'aggiornamento tecnico - operativo anche dei mezzi forti esistenti, consentendo di pervenire ad un livello di omogeneità operativa anche all'interno di strutture di grande dimensione, quali Istituti di Credito, Poste, Grande distribuzione, Trasporto valori. Non è più strettamente necessario cambiare un intero parco di mezzi di custodia (operazione estremamente costosa): per ottenere ottimi livelli di sicurezza basta implementare la giusta serratura. Naturalmente esiste tutta una gamma di serrature adatte ad ogni esigenza, dalla più semplice alla più complessa, pertanto orientarsi nel settore e scegliere l'apparecchiatura più adeguata esige un buon livello di esperienza e capacità. I requisiti principali di cui comunque tenere conto sono previsti dalla certificazione del prodotto garantita da accreditate istituzioni internazionali (VdS, Cnpp, etc..). E' superfluo sottolineare la necessità di accertamento del livello di assistenza sia in fase di fornitura, per possibili eventuali customizzazioni, sia dell'assistenza post – vendita.


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